Guerra Ucraina, cosa fare in caso di attacco nucleare

Guerra Ucraina, cosa fare in caso di attacco nucleare

Cosa fare in caso di attacco nucleare,  ovvero “restare nelle abitazioni, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo, con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni“. La guerra in Ucraina sta ridisegnando la mappa geopolitica oltre che allarmare su casi di ulteriori attacchi e, in particolare, del pericolo attacco nucleare.

La bozza del Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari è pronta e il Governo dovrà stilare il documento, il quale è previsto dal decreto legislativo 101/2020, che dovrebbe essere approvato tra l’altro  in  conferenza unificata a breve.

L’attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, poi senza conseguenze, spinge ad adottare e varare  misure in caso di incidenti in impianti nucleari che si trovano oltre il confine nazionale italiano, ovvero gli impianti in Europa e paesi extraeuropei.

Il piano è stato anticipato da Ansa: “Blocco cautelativo del consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte), blocco della circolazione stradale, misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico“. Il riparo al chiuso, comunicare cosa fare alle scuole, fornirsi di beni e bisogni primari come cibo, acqua, assistenza sanitaria, energia, sono i compiti delle autorità competenti.

L’indicazione di rimanere nei luoghi chiusi è comunicata  dal Dipartimento della Protezione Civile, si continua a leggere nel documento che contiene anche indicazioni per la iodioprofilassi, “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione”.

Nel Piano, si legge ancora,  “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione”.