HORA il documentario tutto al femminile su intercultura e identità

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OMI Sud – News

Grande successo per HORA delle registe Maria Alba e Graziana Saccente,  in tour nei paesi arbëreshë.  Il cortometraggio prodotto da Stefano Benni ha commosso e incantato il pubblico che per tre giorni ha affollato le piazze di San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio.

Per tre sere le piazze di San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio si sono trasformate in un cinema sotto le stelle, ospitando la presentazione di HORA – Una Storia Arbëreshë, il documentario diMaria Alba e Graziana Saccente, prodotto dallo scrittore Stefano Benni.


Dopo aver partecipato a importanti Festival dedicati al cinema documentario, ed essere stato in prestigiosi cinema ed eventi culturali, in varie città da Nord a Sud, ottenendo molti consensi e riconoscimenti, tra cui quello dell’Università del Salento per il valore scientifico e sociale, il cortometraggio è stato presentato anche nei luoghi dove è stato girato, in un triplo evento reso possibile grazie alla collaborazione tra il team di produzione ed i Comuni arbëreshë del Crotonese, richiamando moltissime persone, anche dai paesi vicini. La prima serata, che si è svolta il 12 agosto nello splendido Anfiteatro Comunale di San Nicola dell’Alto, è stata condotta da Filomena Anania, del team di HORA, che ha ringraziato il sindaco Francesco Scarpelli, il vicesindaco Tiziana Basta e il consigliere Giuseppe Santoro per la disponibilità e l’accoglienza.

Oltre alle registe, è stato presente in ogni serata il supervisore editing Cristian Rizzuti, che si è occupato della supervisione dell’intera parte tecnica. Dopo i saluti del sindaco, il pubblico ha assistito all’interessante introduzione della prof.ssa Giuseppina Turano, docente di Lingua e letteratura albanese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha parlato di emigrazione, uno dei temi chiavi del documentario. L’acme della serata è stato raggiunto quando ha preso la parola la protagonista Anastasia Maccarrone, sannicolese, visibilmente commossa davanti alla sua gente, che ha dedicato un intenso ringraziamento alla madre, presente tra il pubblico e nel documentario. Numerosi gli interventi dal pubblico, tra i quali quelli di Giuseppe Ianni, dei professori Giuseppe De Biasi e Carmine Gentile, e tanti altri, che hanno espresso opinioni e riflessioni. La notte sannicolese di HORA si è conclusa con la lettura di un testo scritto da Anastasia Maccarrone durante le riprese del film, interpretato dall’attrice teatrale di origini crotonesi Alessandra De Rosario, che ha ripetuto la performance anche a Carfizzi e Pallagorio. Finale intenso di una notte da ricordare.

Anche la seconda serata del 13 agosto a Carfizzi in Largo SKanderbeg è da incorniciare: alle 21,00 la piazza era già animata in attesa del film. La presentazione è stata condotta con eleganza e professionalità dalla giornalista Maria Spadafora, che ne ha curato anche l’introduzione. Dopo aver ringraziato il sindaco Mario Antonio Amato, il vicesindaco Guglielmo Gatto, e tutta l’amministrazione comunale di Carfizzi per la grande disponibilità e la precisa e accorta organizzazione, le registe hanno raccontato il loro lavoro, e anche qui la protagonista Anastasia Maccarrone è intervenuta con emozione per ringraziare tutti gli abitanti di Carfizzi. Numerosi gli interventi dal pubblico, soprattutto molte insegnanti che hanno preso la parola per sottolineare l’importanza della scuola nel preservare e conservare la lingua arbëreshë, ma anche riflessioni sull’importanza di organizzare iniziative di scoperta e conoscenza al di fuori dei paesi di origine. A sorpresa, alla visione del documentario è stato presente lo scrittore Carmine Abate, che ha preso la parola per complimentarsi con le registe, definendo il docufilm «un piccolo capolavoro». La serata si è conclusa con l’offerta di un omaggio da parte del comune di Carfizzi a tutto il team di HORA: il vicesindaco Guglielmo Gatto ha consegnato a ognuno un dolce tipico, il «mustacciolo», dedicato al film. Terza e ultima serata il 14 agosto a Pallagorio, in una piazza Dante allestita a festa per il Festival Lule Lule Mace Mace. La serata è stata più breve delle altre, ma questo non ha influito sulla riuscita dell’evento: nessuna sedia è rimasta vuota, con moltissime persone anche in piedi.
La presentazione è stata condotta nel modo migliore da Leopoldo Medea. Le registe hanno ringraziato il sindaco Umberto Lorecchio e l’assessore con delega alla cultura Francesco Balsamo – che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale – per l’ottima accoglienza e la disponibilità. Nonostante i tempi più ristretti, c’è stata l’opportunità di far intervenire la maestra Rosina Panzarella. Gli applausi numerosissimi e la partecipazione emotiva del pubblico hanno dimostrato che anche a Pallagorio l’opera di Maria Alba e Graziana Saccente ha colpito, convinto e commosso. Maria Alba, di origine sannicolese e carfizzota, e Graziana Saccente, barese, hanno raccontato la loro opera, che tratta la questione dell’identità italo-albanese, sottolineando come il loro obiettivo fosse quello di andare al di là degli stereotipi, del folclore, per rappresentare, senza retorica cosa significa «essere arbëreshë oggi». Fino al secolo scorso, infatti, le comunità arbëreshë custodivano ancora dei tratti distintivi che le caratterizzavano rispetto ad altre realtà del Meridione, ma negli ultimi sessant’anni molto è andato perduto: le parole contaminate, la ritualità cambiata, i luoghi dimenticati.

Nonostante questo, gli Arbëreshë rappresentano ancora oggi «il più grande esempio di interculturalità in Italia»: in un momento storico complesso del nostro Paese, la storia della comunità arbëreshë offre la possibilità di pensare ad un modello realizzabile di convivenza pacifica e di integrazione tra culture diverse, preservando le identità plurali. Il documentario nasce da quasi dieci anni di ricerca visiva: il nucleo risale alla tesi triennale in fotografia di Maria Alba, che negli anni si è dedicata allo studio delle sue origini, andando a visionare anche il materiale contenuto negli archivi di Rai Calabria. A lei si è affiancata Graziana Saccente, incontrata tra i banchi universitari a Venezia, la quale si è subito appassionata al mondo arbëreshë. «Un documentario fatto da donne con protagonista una donna», spiega Graziana Saccente, «le donne sono state le “custodi” della cultura arbëreshë, hanno trasmesso lingua e valori, e dato continuità alla storia che si tramanda da generazioni, soprattutto nei momenti in cui gli uomini erano assenti, perché costretti a emigrare- Non potevamo che scegliere una protagonista femminile, e non potevamo non scegliere Anastasia», conclude.

Si tratta di un «documentario d’osservazione partecipato», chiarisce Maria Alba – «è un genere cinematografico che ha l’obiettivo di documentare la realtà, e in questo caso lo fa anche facendo tuffare il regista dentro il cortometraggio», nel quale, continua Maria Alba «non c’è finzione, non c’è un copione, Anastasia non è un’attrice, ma se stessa». E così sono riuscite a dare voce a tanti: essere arbëreshë oggi non significa rievocare un passato che spesso non esiste più, nessuna retorica nostalgica ed edulcorata da riti dimenticati, ma vivere il senso di appartenenza alla propria comunità come un sentimento, che resta nell’anima ovunque si vada.