Il cammino dei crotonesi nella notte più attesa tra storia e devozione

Il cammino dei crotonesi nella notte più attesa tra storia e devozione

Fissare una data precisa sulla genesi del Pellegrinaggio della terza domenica di Maggio è difficile, poichè non si conosce con certezza il suo inizio. Si è a conoscenza però di un documento, conservato in Vaticano, dove si accenna alla presenza di una processione nella nostra città. Il documento porta la data del 1607. Come riportato dal libro di don Bernardino Mongelluzzi “La Madonna Colonna di Crotone”, il documento enuncia così: «Poichè per chiedere la pioggia, il Capitolo ed il clero della Cattedrale di Crotone suole portare in processione una certa devota immagine della Madonna ad un certo luogo distante della città predetta 8 miglia e le Confraternite ed il clero di diversi luoghi vicini sono soliti convenire alla detta processione». Con un editto del 1 maggio 1844, racconta ancora don Bernardino, il Vescovo Mons. Leonardo Todisco Grande (1834-1849) per la prima volta fissò alcune norme del pellegrinaggio notturno affinchè il Quadro venisse portato da Crotone alla Cappella di Capo Colonna.

 

La festa infatti è stata sempre suddivisa nella processione del “Quadricello”, la riproduzione in miniatura dell’Icona originale, e la festa del settennale: il perchè affonda le radici nella difficoltà materiale nel trasporto del Quadro grande. Difatti, ricorda don Bernardino, Mons. Todisco fece riferimento ad una “macchina” su cui veniva trasportata l’Icona. ticamente la Madonna faceva la processione di rientro a piedi, dopo la Seconda Guerra Mondiale la Madonna arrivava fino al Cimitero sul tronetto, mentre Mons. Camposano l’avvolgeva dentro una coperta sulle gambe su di un carro trasportato dai buoi. Nella festa del Settennale, la tradizione del carro dei buoi durante il ritorno fu introdotta, invece, nel 1998. Sono due grandi animali, le cui corna vengono adornate da decorazioni floreali, trainando il carro che mantiene il Quadro grande. Hanno grandi occhi miti e dolci, che richiamano la curiosità dei bambini che vogliono vedere da vicino i buoi. Alla conclusione del pellegrinaggio notturno, tanti crotonesi affollano il promontorio Lacinio per salutare la Madonna giunta nel suo santuario. In tanti cercano di farsi strada per baciarla, altri riposano sui prati. Vengono celebrate, di seguito, le sante messe. È la terza domenica di maggio, e per i crotonesi è il giorno della Madonna. Nel tardo pomeriggio il quadricello fa rientro in città tramite un’imbarcazione. Tra gli applausi fuori la Chiesetta, don Bernardino accoglie tra le sue mani la riproduzione del Quadro. La folla riunita sul sagrato applaude invocando il nome della Vergine di Capo Colonna. Tra le lacrime e la commozione, percorrendo una stradina in una cala del promontorio tra gli scogli tufacei e alcuni calanchi. Da lì tramite la piccola imbaracazione di don Bernardino “Regina di Capo Colonna” viene fatta incrociare con un motopeschereccio di altura che l’accompagna al Molo Porto Vecchio di Crotone, accolta poi da migliaia di fedeli, formando un’incessante cordone verso la Basilica Cattedrale. A trasportare il quadricello sono, in genere, le imbarcazioni della Capitaneria di Porto. La grande è la Cesare Padre – racconta don Bernardino – , o l’Arturo, o la King. Altre piccole vedette e imbarcazioni seguono la barca grande, la quale è attesa dai crotonesi dalle 18,00 di sera guardando verso il mare. Mentre il Quadricello viene imbarcato, dal Duomo, guidato dalle melodie della banda musicale, si fa strada il corteo composto dai portantini, associazioni, autorità civili e militari per accogliere la Patrona. Si odono le sirene: «sta tornando la Madonna», si sente pronunciare sul lungomare. Sale l’attesa e l’emozione incalza, fino a quando si intravedono le piccole barche che fanno da cornice all’imbarcazione vestita a festa. Sul Molo ad attendere vi è il Vescovo insieme al popolo crotonese pronto ad abbracciare la Madonna tornata in città. Tenuta in spalla dai portantini, il quadricello viene rivolto verso il mare per il consueto spettacolo pirotecnico sulla costa. Gli sguardi sono rivolti in sù, i più piccoli abbracciano i loro genitori per i “forti botti”. Le lacrime si poggiano sui visi, e il mare viene illuminato dai fuochi che terminano sempre con i tre botti finali. La banda, poi, accompagna il Quadro verso il Duomo.

Danilo Ruberto