Il Crotone cerca una sua identità di gioco

I rossoblu devono ripartire dal gruppo e da un nuovo rapporto tra squadra e allenatore
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Foto: FcCrotone.It
Foto: FcCrotone.It

Rienzi Store – News

Una domanda aleggia sul Crotone calcio: cosa succederà da questo momento in poi?

Il Crotone ha affrontato il suo momento peggiore dall’inizio di questo campionato ad oggi, i risultati sinora raggiunti non sono di certo quelli attesi, anzi vanno nel senso contrario. La riflessione aperta dalla dirigenza rossoblu e conclusa con la riconferma della fiducia a mister Stroppa avrà sicuramente trovato un terreno comune da cui ripartire.


Sembra strano che il confronto si sia basato solo sulle scelte tecniche dell’allenatore. Se la dirigenza ha fiducia nel mister vuol dire che ha fiducia anche nelle sue scelte, altrimenti non si comprende su cosa si basa questo rapporto. Così come siamo convinti che Stroppa non sia il tipo da accettare passivamente le decisioni del presidente. Sembra, quindi, strano che il patron Vrenna possa costringere il mister a cambiare schema tattico, anche perché, per l’allenatore, significherebbe smentire sé stesso.

Sugli argomenti della riunione di martedì scorso, quindi, preferiamo non fare supposizioni che non troveranno mai conferme ufficiali.

Di certo un’analisi tecnica delle scelte e degli uomini sarà stata fatta, e questo merita un approfondimento.

La difesa a tre è l’elemento sotto accusa. In realtà ciò che va criticato non è la linea difensiva ma l’intero sistema a cominciare dal filtro di centrocampo che, evidentemente, non offre grande copertura. Benali ha sì corsa e piede per interpretare il ruolo di regista arretrato, ma di certo gli manca quella fisicità che assicurerebbe più garanzie nella fase di interdizione.

Se si analizza bene la rosa del Crotone, in realtà, risalta agli occhi l’assenza di un vero e proprio mediano, tant’è che durante la fase di mercato era reale l’interesse dei rossoblù per Luca Marrone, l’ex Juventus oggi al Verona.

Mister Juric, nella fantastica stagione che ci ha portato in Serie A, con una difesa schierata a tre, utilizzava due centrocampisti centrali.

Ma torniamo alla squadra attuale. Sette punti in sette partite (due vittorie, un pareggio e quattro sconfitte) è un andamento da retrocessione, ma il problema più grosso non è l’aridità di punti ma quella di gioco. Il Crotone è stato costruito, mantenendo l’assetto della stagione precedente, per dominare le partite, per prendere il controllo del gioco, per controllare l’andamento della gara, non certo per subire l’avversario e partire in contropiede. Mister Stroppa è stato scelto proprio perché le sue squadre avevano questa caratteristica. Quindi cos’è che non va?

In sette partite il Crotone non ha ancora trovato un assetto difensivo stabile. Golemic non si è ancora ambientato al calcio italiano e rischia di fare la fine di Dussenne e Cabrera. Sampirisi che nasce da terzino destro viene adattato a più ruoli (regista difensivo o sul centrodestra) rischiando di andare in confusione. Marchizza alterna belle prestazioni a buchi immensi. Cuomo deve ancora crescere e Vaisanen è tornato disponibile solo da domenica scorsa. Troppi esperimenti e poche certezze, questa la fotografia della linea difensiva.

La cosa non migliora negli altri due reparti. A centrocampo l’unico punto fermo è Benali che, però, è evidentemente sacrificato nel ruolo di regia basso. Stoian, Rohden e Molina non danno continuità di prestazioni. Discorso diverso per Firenze la cui duttilità è stata ipersfruttata da Stroppa che lo ha schierato in ben cinque ruoli diversi in sette partite. Nessuna notizia proviene da Aristoreles Romero, Zanellato e Crociata, quasi come se non esistessero.

In attacco Simy, Budimir e Nalini cercano di fare ciò che è possibile, ma oggettivamente diventa difficile per i tre attaccanti trasformarsi in bomber se vengono serviti perennemente spalle alla porta.

Serve una rivoluzione tecnica? Non spetta a noi dirlo. Tocca invece a mister Stroppa e alla squadra dimostrare che questo inizio di campionato è stato solo un brutto inizio di una favola dal lieto fine.

Giatur