Il Crotone di Modesto non può più sbagliare: appuntamento con la vittoria

Il Crotone di Modesto non può più sbagliare: appuntamento con la vittoria

Crotone Calcio |  Dare il massimo fino all’ultima goccia di sangue. Guarderò quello che ho fatto al triplice fischio dell’ultima partita di campionato, e li giudicherò“. Non è una squadra rinunciataria, ora bisogna pensare solo alla salvezza. La squadra, ha detto, c’è.

E’ una partita importante quella che si disputerà al calar della sera allo stadio Ezio Scida di Crotone. Sul manto erboso della struttura tornerà Filippo Inzaghi, titolare del Brescia, candidata alla vittoria del campionato, squadra che proviene da una sconfitta e tre pareggi consecutivi.

Di fronte i ragazzi capitanati da Estevez, nel nuovo Crotone di Modesto, con una vittoria, tre pareggi e una sconfitta. Il tecnico rossoblù vuole tutto, miglioramenti, cinismo e cattiveria sotto porta:  “Su tante situazioni si può valutare, stiamo cercando di mettere più persone davanti per creare caratteristiche diverse. L’andamento della squadra deve essere quello, stiamo portando tanti uomini in area di rigore. Stiamo subendo poco, basti vedere il goal su punizione, quello dalla distanza sul campo della Reggina, ed è dura da digerire. Ci siamo legati le ferite ma dobbiamo ripartite con l’entusiasmo e la voglia di fare”.

Ma attenzione anche in difesa: “Incisivi, cattivi, dobbiamo mettere quello che può mancare in questo momento“. Canestrelli non ha recuperato, Bobby è entrato nel gruppo, Giannotti è rientrato, Serpe si è fermato. Tutti gli altri a disposizione per il match che vale la salvezza. Tre partite consecutive e importanti: Brescia, Lecce e Cosenza. Le prime due lottano per la massima serie, la terza per la salvezza:  “Credo poco nel turn over, quando ci sono le partite energie ne sprechi, ma a volte sono più quelle mentali che si disperdono, fisicamente credo c’è qualcuno che ha recuperato un po’ meno, gli altri mi daranno disponibilità. Il Brescia è una squadra che lotterà fino alla fine per vincere il campionato. Una squadra forte a livello fisico e tecnico: si sono adattati anche a giocare sporco, hanno tante componenti. Noi dobbiamo avere il giusto piglio e la giusta voglia, e il dovuto rispetto verso una squadra che è forte. Dobbiamo pensare a noi stessi. Spero di riuscire a concretizzare quello che creiamo. In partita il centimetro fa la differenza“.

Il risultato negativo al Granillo è solo un episodio negativo da cui ripartire: “Non ci dobbiamo deprimere: significherebbe che non abbiamo fatto niente. In cinque partite abbiamo fatto quattro risultati e meritavamo qualcosa in più. Dopo la sconfitta a Reggio non ci dobbiamo stoppare ma fare qualcosa in più rispetto a quello che ci manca. Più responsabilità. Voglia una  difensiva più tosta, non dobbiamo sbagliare più nulla da qui alla fine. Se ci deprimiamo non va bene. La squadra va stimolata nel modo giusto e dobbiamo giocare con tanti problemi, ovvero la classifica. Giocare con questo carico addosso non è semplice”.

Poi precisa: “La mia squadra corre, vuole creare e dare fastidio, vuole attaccare l’area di rigore. Lo stimolo con il  Brescia è molto alto, ma devo pensare una partita alla volta. Quello che verrà dopo poi vediamo, ma la gara di domani è determinante. È normale che guardiamo il risultato. Dobbiamo guardare quello che ci manca. Avremo sei attaccanti forti da combattere, ed essere bravi quindi in fase difensiva. La mia squadra gioca tutte  le partite, l’avversario davanti è arrivato poco. Non cambio modulo.

Mancanza di leader? Il tecnico ha così risposto: Golemic lo aspettavate a braccia aperte, lo conoscevate meglio di me, è un giocatore con voglia e carisma. Estevez è carismatico. Mogos pure. Nedelcerau nel suo modo di fare lo è anche. Ma stiamo parlando che ci dobbiamo salvare. Sappiamo quello che dobbiamo fare, fino all’ultimo secondo col sangue. Nell’ultima giornata voglio vedere dove sono arrivato“.

A conclusione della conferenza stampa, rispondendo ad una nostra domanda, ha ricordato il torneo di Sant’Antonio nel 1993, organizzato dalla Pia Società San Gaetano e dalla parrocchia, al quale lui ha partecipato a dodici anni, coltivando il sogno di diventare un calciatore: “Sì un sogno da piccolo. Da quando ho veramente calpestato la prima volta l’erbetta e i campi avevo quatto o cinque anni. Andavo all’Unitaria e altri luoghi andavo a fare i tornei. Era un sogno per me, non certo allanare ma fare il calciatore, mi è piaciuto molto”.