Il Decreto Calabria diventa legge: non ascoltate dal Governo le richieste dei sindaci calabresi

Il Decreto Calabria diventa legge: non ascoltate dal Governo le richieste dei sindaci calabresi

Il Decreto Calabria è diventato legge nella giornata di ieri: Il Senato ha infatti approvato la fiducia posta dal governo. I voti sono stati così divisi: 149 sì, 117 no,  e un astenuto.

Proseguirà dunque il Commissariamento della sanità calabrese con le misure per risanare il sistema. Il Commissario Longo, nominato un mese fà, continuerà a svolgere il suo lavoro in Calabria per altri due anni. E sarà lui qui a nominare nelle aziende ospedaliere della nostra regione dei commissari.

«Non sono state prese in alcuna considerazione le esigenze e richieste di cancellazione del debito sanitario della Calabria e lo stop del commissariamento esposte nelle manifestazioni unitarie e negli incontri istituzionali» è quanto ha scritto la sindaca di Cariati Filomena Greco, tra le principali promotrici della manifestazione a Roma per chiedere al Governo la cancellazione del debito calabrese e la fine del commissariamento.

Dura la reazione della Consigliera regionale Flora Sculco: «Il famigerato decreto Calabria, con il voto positivo del Senato, oggi è diventato legge. Questo provvedimento, approvato oggi con i voti del PD e del M5S proroga la gestione commissariale di altri 24 mesi, con l’ambizione di “risanare” il sistema sanitario calabrese, quel sistema, cioè, che è stato azzoppato da undici anni di lungo, inutile e dannoso commissariamento. In questi undici anni non solo i lea (livelli essenziali di assistenza) sono peggiorati, quanto il debito della sanità è lievitato a dismisura raggiungendo livelli insopportabili.

La proroga del commissariamento appare, quindi, immotivata e irragionevole, e assume quasi una logica punitiva nei confronti della Calabria e dei calabresi e solo in questo senso si può leggere l’ennesima nomina di un uomo che proviene dalle forze dell’ordine e non di un manager che possa e sappia gestire i processi. Come se la sanità calabrese fosse una questione di ordine pubblico, direi quasi di criminalità e non riguardasse, invece, la gestione di un sistema complesso e mal funzionante.

E soprattutto in questo periodo, in piena pandemia, sarebbe servito uno scatto d’orgoglio e una presa di responsabilità della politica. Avremmo preferito che il Governo adottasse un provvedimento coraggioso restituendo la responsabilità e la guida della sanità alla Calabria e ai calabresi, così come riconosciuto costituzionalmente come funzione attribuita alle regioni. Ed invece no! Siamo difronte all’ennesimo scippo nei confronti della Calabria, questa volta non parliamo solo di risorse ma della nostra sovranità».