Il lockdown della cultura fa male al teatro: sipari ancora chiusi e riflettori spenti

Il lockdown della cultura fa male al teatro: sipari ancora chiusi e riflettori spenti

Da marzo e fino ad oggi lavoratori dello spettacolo ma anche associazioni e compagnie amatoriali, vivono nell’incertezza. Gli artisti sono appesi a un filo e la chiusura degli spazi dedicati all’arte non fa bene alla società.Sipari ancora chiusi e riflettori spenti sulla difficile situazione che vive il settore dell’arte e dello spettacolo. Di Veronica Romano

Riflettori spenti, sipari chiusi, silenzio in platea. Mentre il mondo combatte la pandemia nessun “vaccino” è stato pensato per non far morire il teatro, luogo di incontro e confronto, luogo di cultura e bellezza, luogo in cui la passione sposa il talento e la storia, lo studio e le maestranze di professionisti. Nessun attore in proscenio, nessun applauso, nessun artista col faro puntato e un silenzio pesante. Un dramma in scena da marzo che sembra non vedere fine. Il mondo del teatro e dello spettacolo ha dovuto scontrarsi duramente con limitazioni e carenza di introiti, con pesanti conseguenze economiche su lavoratori, artisti, professionisti e con la sopravvivenza delle stesse attività, già fortemente minate dal primo lockdown. Gli artisti sono appesi a un filo e gli applausi scroscianti al termine di uno spettacolo sembrano davvero un lontano ricordo. Come scritto e previsto dal Dpcm del 24 ottobre, quello emanato subito dopo la parziale riprese delle attività, “Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”.


Una decisione seguita dalla parole del Ministro della Cultura Dario Franceschini: «Un dolore – commentò il capo del dicastero – la chiusura di teatri e cinema. Ma oggi la priorità assoluta è tutelare la vita e la salute di tutti, con ogni misura possibile. Lavoreremo perché la chiusura sia più breve possibile e come e più dei mesi passati sosterremo le imprese e i lavoratori della cultura». In quell’occasione gli assessori alla cultura dei più grandi Comuni italiani avevano deciso di inviare una lettere all’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

li stessi amministratori sottolineavano come il decreto fosse un duro colpo «al settore produttivo italiano che più di ogni altro ha saputo adottare misure efficaci e responsabili nel contrasto alla diffusione epidemica da Covid-19. Il settore dello spettacolo, che vede impegnate centinaia di migliaia di professionisti, è inoltre uno dei più rilevanti settori produttivi italiani, e ha recentemente richiamato dalla CIG quasi la totalità dei lavoratori al fine di garantire una paga dignitosa e un corretto trattamento delle diverse professionalità impegnate: sono le donne e gli uomini che hanno profuso il loro straordinario impegno per riaprire teatri, cinema e sale da concerto nel pieno rispetto dei protocolli per la tutela della salute».

Una decisione che ha inevitabili ripercussioni anche nella società. Il teatro è infatti uno strumento di condivisione e riavvicinamento sociale, veicolo di emozioni ma anche di conoscenza. Il lockdown della cultura avrà sicuramente ripercussioni soprattutto sulle ultime generazioni. Basta pensare a quanti giovani e bambini hanno dovuto rinunciare a laboratori e incontri, e a quante associazioni che operano sul territorio spinti solo dalla passione, si sono dovuti fermare.

Gli sviluppi Lo scorso dieci dicembre, si è costituito presso il Ministero per i Beni e le Attività culturali il tavolo permanente dello spettacolo dal vivo, Coordinato da Onofrio Cutaia, a capo della Direzione generale. Nella sezione per lo spettacolo dal vivo, presieduta dal Direttore generale Spettacolo, è presente un rappresentante per ognuna delle seguenti organizzazioni: AFI, AGIS, AIDAP, ANEM, ANFOLS, Assolirica, Assomusica, ATIP, Bauli in piazza, CGIL, CISL, Cresco, Facciamo la conta, FAS, Federvivo, FEDITART, FEM, FIALS, FIME, FIMI, Italia live, La musica che gira, PMI, Squadralive, Scena Unita, UGL, UIL, UNITA. Nella sezione per il cinema e l’audiovisivo, presieduta dal Direttore generale Cinema e Audiovisivo, è presente un rappresentante per ognuna delle seguenti organizzazioni: 100 Autori, AGICI, ANAC, ANEC, ANICA, APA, APE, CGIL, CISL, CNA, FIDAC, UGL, UIL, UNITA, Univideo.

Si tratta comunque di un tavolo aperto, che potrà sempre essere integrato da ulteriori associazioni od organizzazioni. L’incontro ha permesso di raccogliere le prime istanze e osservazioni dei partecipanti, aventi ad oggetto sia il tema dei ristori che le prospettive per la ripartenza del settore. Tanti gli argomenti trattati in quell’occasione, tra questi anche la necessità di riportare il pubblico al teatro. La vera incognita è infatti anche questa, la paura dei contagi, oltre al rispetto delle norme per il distanziamento, potrebbero portare i tanti amanti del teatro a continuare a rinunciare a quell’esperienza unica e irripetibile che solo uno spettacolo dal vivo è capace di regalare.

 

Angelo Gallo – Teatro della Maruca

Stiamo vivendo un momento drammatico e non possiamo pensare a una società senza l’arte. Di fatto siamo fermi da febbraio, il via libera di quest’estate non è bastato anzi, non è stato per niente facile ricominciare, prepararsi e poi fermarsi di nuovo. Per chi lavora nel mondo del teatro e dello spettacolo è davvero dura. In ballo ci sono anni di studio, di preparazione, di lavoro che ora sono in stand-by. Molti hanno dovuto ripiegare con altri mestieri, altri hanno deciso di mollare. I ristori hanno attenuato la gravità di una situazione che inizia però ad essere insostenibile. Ma non siamo solo noi a pagare il prezzo più alto. Penso ai fruitori del teatro, ai bambini che frequentavano i miei laboratori. Mi mancano le loro domande, le loro paure, i loro sorrisi. Per me il teatro è terapeutico e in questi anni ho imparato che questo bisogno che sento non fa bene solo a me ma anche a chi fruisce del prodotto che offro.

 

 

Luigi Sgrizzi – Sorgente delle Arti

Nonostante tutto cerchiamo di non mollare, ma non è un periodo facile soprattutto per chi, come noi, continua a sostenere spese e non ha diritto ai cosiddetti Ristori. Stiamo comunque cercando di mantenere alto il morale tra noi e i nostri iscritti. Le lezioni on-line non sono di certo come le lezioni “in presenza”, ma con impegno e tanto sacrificio andiamo avanti con il nostro lavoro soprattutto per i ragazzi che hanno bisogno di uno spazio tutto loro, dove potersi esprimere. Questa è la Sorgente delle Arti e questo manca. Quello che non manca sono invece le idee e i progetti ai quali ci stiamo dedicando sperando di poter riaprire le porte dell’associazione nel nuovo anno accademico. Sarà difficile anche ripartire, ora viviamo nell’incertezza e forse il meccanismo è crollato proprio perché non c’è “un quando”.

 

 

Andrea Giuda – Controtempo Teatro

Stiamo resistendo e dobbiamo continuare a resistere. Quello che stiamo vivendo è un periodo sconfortante, l’incertezza sulla ripresa delle attività e la riapertura dei teatri non aiuta, non possiamo programmare nulla ma continuiamo a lavorare su progetti da avviare e grazie alla collaborazione con la compagnia ArteStretta – nata in seno a Controtempo teatro – stiamo studiando alcuni testi classici ovviamente in modo virtuale. Noi non abbiamo ricevuto ristori visto che siamo nati pochi mesi prima della pandemia ma abbiamo deciso di andare avanti e sopravvivere. Insomma, speriamo di ripartire anche perchè la gente ha fame di teatro, di cultura e la cultura aiuta soprattutto in questo momento per affrontare meglio il presente. E forse adesso si potrebbe pensare anche a unire le nostre forze per sostenere il mondo dell’arte nella nostra città.

 

 

Antonietta Mungari – ATR Athena

Le porte dell’Accademia teatrale regionale Athena si sono chiuse il 22 febbraio. L’ultimo evento è stato organizzato per festeggiare i diciotto anni dell’associazione e per l’occasione abbiamo premiato un nostro allievo. Da quel giorno abbiamo rispettato i Dpcm e tutte le diusposizioni del caso, anche se con grande tristezza. Stavamo lavorando a due spettacoli e avevamo avviato, come ogni anno, i progetti di alternanza scuola-lavoro con alcuni istituti del territorio. Mi auguro che presto riusciremo a rincontrarci e a ricominciare, anche perché i ragazzi hanno bisogno dell’arte. Il teatro è un abbraccio che manca, una comunione di idee, parole e affetto che spero potremo presto tornare a vivere con la passione che ci accompagna ormai da quasi vent’anni.

 

Franco Sacco – Compagnia Il Sorriso

Quella che sta vivendo il teatro in questi mesi è davvero una situazione difficile e anche delicata da affrontare. Viviamo tutti nell’incertezza e i lavoratori di questo settore ancor di più. Fermi ormai da un anno. Noi siamo una compagnia amatoriale e viviamo la sospensione delle attività teatrali come una mancanza. Ci mancano le tournee e le rassegne teatrali, ci mancano i nostri incontri, penso però a chi col teatro lavora, a chi vive di teatro in scena e dietro le quinte, gente che ha investito per portare avanti i propri sogni e per continuare a operare in questo mondo. Si potrebbe tornare rispettando tutte le regole ma ci sarebbe sempre l’incognita pubblico. Ecco perché mi auguro che il Governo metta in campo tutte le azioni possibili per permettere anche a questo mondo di ripartire.

 

 

Marina Como – Compagnia ArteStretta

La nostra compagnia è nata da poco e siamo un gruppo di ragazze unite dalla passione per il teatro. Con i teatri chiusi e le attività ferme, continuiamo a lavorare “a distanza”, dedicandoci alla scrittura piuttosto che alla messa in scena. Lo abbiamo fatto già a inizio pandemia e adesso stiamo raccogliendo i frutti di un laboratorio di scrittura creativa dal quale verrà fuori il testo da mettere in scena, ci auguriamo davanti al pubblico, in primavera o in estate. E se non toglieranno i sigilli ai nostri teatri andremo in spiaggia o al parco per incontrare il pubblico, troveremo insomma altri modi per i contatti con gli spettatori. Certo è che non ci fermiamo e non ci rassegniamo, il teatro è un modo di esprimersi e quindi è giusto dare a tutti la possibilità di farlo.