Il primo Kimono portato in Calabria nel 2022 festeggerà i cinquant’anni

Il primo Kimono portato in Calabria nel 2022 festeggerà i cinquant’anni

Crotone – «Quando vedo il PalaMilone chiuso cade un pezzo di storia». Ha gli occhi lucidi il professore Aldo Brugellis della Judo Calabro che porta il suo nome quando vede i cancelli verdi del PalaMilone chiusi. Lì, in quel palazzetto sorto agli inizi del 2000, si sono svolte diversi eventi nazionali legati alla disciplina judoka. Uno sport che in Calabria è stato portato dall’allora fiamma gialla Brugellis: «Il primo kimono l’ho portato io» e adesso, a meno di un anno dal cinquantennale della Judo Calabro, il professore di Judo parla dei tanti atleti che ha allenato e ha portato sul podio e alle prossime generazioni. «Quanti sacrifici abbiamo fatto tutti per tenere il PalaMilone quanto meno funzionale, e che aveva un ruolo per la città e il territorio, speriamo che da questo aspetto negativo si rendano conto che è una struttura indispensabile per il territorio e per i giovani. A parte l’aspetto sportivo».

Dal 72 i primi kimono a Crotone diffondendo la disciplina con i figli dei crotonesi che sono saliti in alto, con l’olimpionica Giuseppina Macrì, la quale ha partecipato ad Atene 2004, nella categoria 48 kg: «E’ stata un’atleta che ha dato tutti i meriti. Come lei la Loprete, la Torchia, i gemelli di Papanice Facente. Il Judo a Crotone ha fatto una pagina importante che io auguro a tutte le altre discipline. Immaginiamo se qui a Crotone ogni quindici giorni ci fossero eventi per ogni disciplina sportiva. Ci sarebbe un ritorno di immagine, di economia, di tutto». E il professore Aldo Brugellis, dopo la chiusura del PalaMilone se ricordate, ha allenato i nuovi allievi e la nuova speranza del Judo per strada. E il pensiero va a loro: «Volontà e passione servono per raggiungere i propri scopi. Essere presenti con il nome di Crotone in tutta Italia è l’unica cosa che mi ha interessato. Come il nome dell’atleta Milone da Crotone. Ai miei ragazzi ho detto di credere in quello che fanno, al di là del risultato agonistico c’è sempre un beneficio fisico, poi accresce la fiducia, la determinazione, la stima. Lo sport ti dà questa condizione».

Poi pensa a Teresa Loprete, l’atleta che ha allenato per anni e che ha raggiunto risultati importanti: «Io sono stato un tipo particolare, ho avuto un intuito mio che leggevo nei movimenti delle persone le probabili abilità. Ho conosciuto la Loprete in un’organizzazione dei giochi della gioventù. Lanciava il peso. Adesso sono contento per lei, per la sua sistemazione e per avermi omaggiato con il nome Judo Calabro». Ci sono oggi cinque o sei nomi che raccolgono oggi questa pesante e importante eredità, come il figlio Pantaleone, i Facente, Luca Buonaccorsi, Giovanni Campisi. «Questo patrimonio agonistico ci auguriamo che non muoia. Tanti complimenti al Crotone, ma le altre discipline sono morte». Per poter continuare gli allenamenti, il professore Aldo Brugellis pensa ad un pulmino per andare e venire da Isola di Capo Rizzuto dove effettuare gli allenamenti. «Quando ero giovane c’erano Maciste, Ursus, questi erano i miti – ha concluso – e la mia passione è nata dai giornaletti che si leggevano. Sono andato a Roma ad allenarmi tutti i giorni, mattina e pomeriggio, e ho vinto tutto ciò che c’era da vincere. Poi ho portato il Judo in Calabria, oggi ne sono fiero. I risultati si raggiungono non solo con la passione, ma con il sacrificio e il sudore della fronte».

Danilo Ruberto