Il ricordo di quel 14 ottobre 1996

Sono passati ventitre anni dall’alluvione, domani la messa in ricordo delle sei vittime
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Omisud – news 3

La pioggia battente e incessante, il rumore delle auto in fila. È il 14 ottobre 1996, a Crotone è un lunedì come tanti altri. Fa ancora caldo anche se è già autunno. Piove da tre giorni, il fiume Esaro sembra “pieno” ma è sempre stato amico. 14 ottobre 1996, la giornata inizia come sempre: i ragazzi, dopo una domenica di riposo sono a scuola, si lavora si sbrigano commissioni.

Piove, sì, e anche forte, ma “quattr gucciulun” non possono fermare una città. E invece ad un tratto la città si ferma, immobile, colpita dall’imprevedibile. Una forte ondata di maltempo si abbatte sul capoluogo e sui comuni della provincia seminando morte e distruzione e causando ingenti danni – si parla di 2 miliardi – anche all’economia del territorio. Il 14 ottobre 1996, in sole tre ore, cadono 200 mm di acqua. Sono momenti di panico e terrore, l’acqua arriva nelle case, invade le strade e gli scantinati di Fondo Gesù. Gli studenti del Geometra (l’attuale plesso del gravina situato nel quartiere di San Francesco) salgono sui tetti e attendono i soccorsi.

I ragazzi delle altre scuole in via Acquabona si trovano a dover fare i conti con una vera e propria inondazione. Numerosi prefabbricati industriali vengono spazzati via dall’acqua, e la zona commerciale e industriale della città è letteralmente devastata. Si alzano gli elicotteri, ci sono persone intrappolate nelle auto e nei garage, ci si attacca a tutto per non farsi travolgere dalla furia dell’acqua. Crolla il ponte del cavalcavia sud della città, un’immagine apocalittica. La città è isolata, saltano le linee elettriche, le strade sono impraticabili.

L’alluvione del 14 ottobre 1996 travolge Crotone, quel fango si porta via case, animali, auto beni di ogni tipo, ma si porta via anche sei vite umane, di due di loro non si troveranno più i copri. Si mette in moto la macchina dei soccorsi ma sono i cittadini stessi a prestare i primi aiuti a chi ne ha bisogno.

Lo spirito di collaborazione prende il sopravvento. Si piange, ci si abbraccia si cercano i familiari per capire se sono tutti al sicuro.

Ci vorranno mesi per rimettere tutto in moto ma Crotone si rialza, ferita e addolorata e incapace di dimenticare. Sono infatti trascorsi ventitre anni da quel drammatico 14 ottobre e il ricordo è ancora vivo.