Isola di Capo Rizzuto, condannato nell’inchiesta Jonny torna in carcere

Il 39enne L.N., ritenuto vicino alla cosca Arena, dovrà scontare un residuo di pena di un anno e un mese. Era stato scarcerato per decorrenza dei termini cautelari

A cura di Redazione
08 agosto 2026 08:15
Isola di Capo Rizzuto, condannato nell’inchiesta Jonny torna in carcere - Foto redazione
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ISOLA DI CAPO RIZZUTO – Un altro esponente ritenuto vicino alla cosca Arena è tornato in carcere nell’ambito degli sviluppi giudiziari dell’inchiesta “Jonny”, una delle più importanti operazioni antimafia condotte nel Crotonese.

Si tratta di L.N., 39 anni, già detenuto nel corso del procedimento e successivamente rimesso in libertà per decorrenza dei termini cautelari. L’uomo è stato ora tradotto nel carcere di Catanzaro, dove dovrà scontare un residuo di pena pari a un anno e un mese di reclusione, in seguito alla condanna definitiva.

La vicenda si inserisce nel vasto quadro investigativo dell’operazione “Jonny”, coordinata dalla DDA di Catanzaro e scattata nel maggio 2017. Nell'ambito della stessa inchiesta erano stati coinvolti anche il padre e il fratello del 39enne.

L’inchiesta Jonny e gli affari della cosca Arena

L’operazione aveva ricostruito la presenza e gli interessi della cosca Arena sul territorio di Isola di Capo Rizzuto, facendo emergere un sistema di infiltrazione nel tessuto economico e nella gestione di importanti risorse pubbliche.

Uno dei filoni principali riguardava il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Isola di Capo Rizzuto. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, una parte consistente dei fondi destinati all'accoglienza sarebbe stata intercettata dagli interessi riconducibili alla cosca attraverso un sistema di società e subappalti.

Tra le figure coinvolte nel procedimento figuravano anche Leonardo Sacco, all'epoca governatore della Fraternita della Misericordia, e il sacerdote Edoardo Scordio, indicati dagli investigatori come figure centrali nel sistema relativo alla gestione del centro di accoglienza.

L'indagine aveva inoltre evidenziato gli interessi della cosca nel settore delle scommesse online e delle slot machine, oltre a episodi di estorsione e al controllo di attività economiche e forniture.

L'operazione, condotta da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, aveva portato complessivamente a 110 arresti e al sequestro di beni per un valore superiore agli 84 milioni di euro

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