La Cappella Berlingieri, un tesoro liberty nel cimitero monumentale di Crotone
Dalla storia del barone Luigi Berlingieri alle opere dello scultore Carlo Panati: un monumento che custodisce la memoria della città e il ricordo dell’epidemia di colera del 1887
Se le lapidi raccontano le storie di chi non c’è più, alcuni monumenti custodiscono anche pagine importanti della storia di un’intera città. È il caso della Cappella Berlingieri, una delle testimonianze architettoniche e artistiche più significative del cimitero monumentale di Crotone, dove arte, memoria familiare e vicende collettive si intrecciano.
La cappella, dedicata al barone Luigi Berlingieri, si distingue per la sua struttura monumentale, realizzata in pieno stile Liberty. La pietra grigia si alterna ai marmi bianchi, con un effetto architettonico che richiama le forme dell'antichità. Per raggiungere l'ingresso occorre salire sei gradoni. La struttura è caratterizzata da un arco in pietra grigia, sorretto da due colonne, sul quale campeggia un'iscrizione in caratteri gotici. Al di sotto trovano posto le figure del Cristo morto e della Madre, raffigurata con la mano sinistra sollevata.
Il monumento è legato alla figura di Luigi Berlingieri, nato il 10 luglio 1816 e morto l'8 febbraio 1900. Fu un politico italiano e ricoprì anche la carica di sindaco di Crotone dal 1881 al 1887. La sua cappella, oltre a custodire la memoria del barone e della sua famiglia, è diventata nel tempo luogo di sepoltura anche per altre figure della comunità religiosa cittadina.
Il valore della cappella, tuttavia, non si esaurisce nella sua architettura. Al suo interno sono conservate opere d'arte risalenti alla fine dell'Ottocento, alcune delle quali realizzate dallo scultore marchigiano Carlo Panati. Tra queste spicca un bassorilievo del 1887, che ricorda la fine dell'epidemia di colera che colpì Crotone, causando la morte di numerosi cittadini.
Dietro quell'opera si nasconde una vicenda drammatica. L'epidemia sarebbe stata alimentata dall'acqua contaminata del pozzo di Cicala, nella zona di Scifo. Tra i primi a contrarre il contagio ci fu Michele Mazzei, operaio incaricato di trasportare l'acqua dalla fontana e distribuirla agli altri lavoratori. In questo modo il contagio si diffuse, provocando dodici vittime.
I morti per colera non furono sepolti nel cimitero cittadino: le dodici salme vennero tumulate in una fossa comune a Capo Colonna, nei pressi del faro. Gli altri contagiati furono invece ricoverati nel cosiddetto Lazzaretto, situato vicino alla Chiesetta del Carmine.
Il bassorilievo di Panati conserva così il ricordo di una delle pagine più dolorose della storia crotonese, trasformando un episodio di sofferenza collettiva in una testimonianza artistica destinata a durare nel tempo.
Oggi la Cappella Berlingieri continua a custodire le salme dei componenti della famiglia, ma anche quelle di alcuni sacerdoti della diocesi, delle Suore Figlie di Sant'Anna e delle Carmelitane Scalze del Monastero di Capo Colonna.
Un luogo che va oltre la dimensione funeraria: nelle sue pietre, nelle sculture e nei dettagli architettonici si conserva una parte della memoria di Crotone. Una testimonianza dell'Ottocento che racconta personaggi, arte, fede e una tragedia sanitaria che ha segnato profondamente la comunità.
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