La ndrangheta ha conquistato il nord, Gratteri: “Ora bisogna parlare con i giovani”

La ndrangheta ha conquistato il nord, Gratteri: “Ora bisogna parlare con i giovani”

Crotone – Volevamo spazzare via la metafora del contagio“: il nuovo libro scritto a quattro mani dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e Antonio NicasoComplici e colpevoli” sull’inserimento delle mafie nel Nord; mafie che non sono un agente patogeno capace di infettare territori sani, ma utilizzano la capacità relazionale, ovvero sono state colpevolmente legittimate dalla classe dirigente. Sì, la mafia ha conquistato anche le regioni del nord con i suoi tentacoli, specialmente in Lombardia, come affermato dal magistrato, la quale  oggi è la regione con più densità ndranghetistica dopo la Calabria.

Ne hanno parlato questa sera gli autori presso l’auditorium dell’Istituto Alcmeone di Crotone, in un evento organizzato in collaborazione con il Coordinamento Regionale delle consulte studentesche della Calabria, la Consulta Provinciale di Milano, il maestro orafo Michele Affidato e la collaborazione dell’Istituto crotonese stesso e della biblioteca centro di documentazione Emfs “Romeo Fauci”. Hanno dialogato con loro Pino Aprile, giornalista,  e Giovanna Ripolo, insegnante. Ad introdurre la serata l‘Inno di Mameli eseguito dal maestro Gianfrancesco Federico, maestra Luisella Criniti, e il maestro Salvatore Mallace.

La ndrangheta c’è da decenni, noi ne parliamo già dagli anni ’60 in Liguria  – ha detto Gratteri  – è presente in modo sistematico in tutte le regioni del Nord, in particolare in Lombardia. Ci siamo soffermati sui documenti pubblici per parlare di questa realtà del settentrione”. Presenti all’iniziativa tanti studenti e la Consulta Provinciale degli studenti di Crotone, rappresentata da Christian Marino.

Vedo maggior riscontro nei giovani quando si parla del fenomeno mafioso, li vedo più sensibili – ha continuato il Procuratore – noi adulti siamo può duri, credo sia più produttivo parlare coi giovani perchè sono nella fase evolutiva, della formazione, e forse con degli esempi e con un dialogo, parlando di coerenza e di convenienza,  riusciamo ad essere più convincenti”.

In occasione del ritorno di Gratteri a Crotone, la Consulta Provinciale degli Studenti ha scritto una lettera al  Procuratore, ringraziandolo di spingere alla cittadinanza attiva i ragazzi stessi sopratutto in questo momento di sconforto ed apatia: “Delinquere non conviene, il mio approccio con i giovani non è morale o etico ma parlo il loro linguaggio. Entrando nella ndrangheta non si diventa ricchi, ma la ricchezza rimane nelle mani dei capo mafia”.

La sfiducia e l’apatia non devono accompagnare i cittadini: “I complici sono anche coloro che hanno sottovalutato le mafie per marketing territoriale – ha aggiunto l’autore Antonio Nicaso –  c’è stata tanta classe politica in Italia e nel mondo che ha negato l’esistenza delle mafie, ha preferito far credere che ci fossero i mafiosi e non la mafia, ma solo al nord sono stati già identificati quarantasei locali di ndrangheta”.

Poi, ha commentato il giornalista e saggista, vi è una forte connivenza tra amministrazioni e mafia, ed è questo un interrogativo che ancora non trova risposta: “Le mafie sono nate come fenomeno di controllo sociale nel periodo borbonico e sono legate ai centri di potere – ha aggiunto –  forse abbiamo scelto di convivere con le mafie. E’ difficile pensare alle mafie come semplicemente a fenomeni criminali. La violenza della mafia è violenza di relazioni, ed è così ancora oggi ma non è entrato nella testa del legislatore e delle persone che continuano a girarsi dall’altra parte”.

Danilo Ruberto