La scuola calabrese perde i suoi ragazzi, è il momento di agire per il futuro

La scuola calabrese perde i suoi ragazzi, è il momento di agire per il futuro

Calo demografico e spopolamento influiscono sul sistema scolastico nazionale, intervista a Mimmo Denaro, segretario generale FLC CGIL Calabria

«Nei prossimi anni avremo una riduzione significativa dei nostri studenti perché l’Italia sta attraversando un inverno demografico: in 10 anni avremo una riduzione di 1mln e 400 mila studenti, ma tutte le risorse che derivano dalla denatalità rimarranno nella scuola anche per favorire una nuova natalità».

Le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, aprono un nuovo scenario per la scuola italiana che, questa volta, non riguarda i concorsi, non riguarda la mancanza di cattedre né i soliti problemi strutturali. La scuola rischia di perdere capitale umano, la scuola rischia di perdere il suo cuore. Nelle aule, da nord a sud, ci sono sempre meno ragazzi e la Calabria, nell’ultimo triennio, è la regione che ha perso più in termini di iscrizioni ad ogni ordine e grado: sono ben 5000 alunni in meno.

Un trend negativo per il secondo anno consecutivo. Una situazione che obbliga società ed istituzioni a riflettere e agire su più fronti come ha spiegato Domenico (detto Mimmo) Denaro, segretario generale FLC CGIL Calabria. «E’ necessario un ragionamento a più direzioni . Il primo è quello che riguarda il calo demografico che prescinde dalla scuola e che da diversi anni sta interessando la nostra regione.

La Calabria perde più abitanti rispetto agli altri territori. Nel triennio, ad esempio, tra il 2028 e il 2021 la Calabria ha perso 67 mila abitanti. Si tratta della percentuale più alta rispetto alla media nazionale. Poi all’interno del contesto calabrese c’è la provincia di Crotone che perde più delle altre: siamo passati da 60.000 abitanti nel 2020 a 58.000 nel 2021». Una crisi demografica, dunque che si ripercuote ovviamente sulla scuola ed incide su tutto un sistema che riguarda poi anche il lavoro e il sistema previdenziale.

C’è però un altro aspetto ed è quello dello spopolamento: «Tante famiglie – aggiunge Denaro – emigrano e più che di dispersione oggi dobbiamo parlare di “evasione”». Anche in questo caso la provincia crotonese è quella che segna un valore negativo in Calabria.

Un vero ostacolo per un sistema scolastico locale che funziona ed è efficiente. Si apre così una nuova questione sociale che necessita di attenzione: «Bisogna affrontare in modo serio il discorso occupazionale – dice ancora Denaro -. Sono assenti politiche industriali, non ci sono sbocchi professionali e questo limita i giovani che spesso decidono di non mettere su famiglia. Un altro problema riguarda la cosiddetta “fuga dei cervelli”».

Il sistema universitario calabrese non viene evidentemente “sfruttato” come dovrebbe: «Abbiamo tre atenei tra questi anche uno dei campus più grandi d’Italia. Dalle nostre Università vengono fuori fior di laureati. Dal punto di vista della formazione e dell’offerta didattica le nostre Università sono un’eccellenza ma non hanno ricadute sul nostro territorio. Questo perché non c’è un sistema integrato che metta insieme gli attori».

Come intervenire? «Prima di tutto non dobbiamo pensare che sia solo una questione di risorse. Sono anni che riceviamo fondi strutturali ma non sono stati utilizzate, evidentemente, in modo efficace. Bisogna intervenire per evitare lo spopolamento, vanno via le persone che poi riescono ad affermarsi fuori la regione. C’è poi la legge regionale sul diritto allo studio e siamo impegnati su questo fronte».

La sfida è ardua, dunque, e cioè bisogno di senso si responsabilità da parte di tutti, della politica in primis ma serve il sostegno di tutte le altre realtà per poter sfruttare anche le occasioni che si presentano, tra queste sicuramente il Piano di ripresa e resilienza: «Il Pnrr per quello che riguarda il settore scuola, destina molte delle risorse al sud, parliamo di somme importanti che possono intervenire sull’edilizia, le infrastrutture e sull’offerta formativa».
V. R.