La storia del Bar Moka nel libro di Elio Cortese: 92 anni di un amore crotonese

La storia del Bar Moka nel libro di Elio Cortese: 92 anni di un amore crotonese

Crotone – Questa storia nasce a Crotone, nel lontano 1930, dalla vetrina del Bar Moka, osservando la città dal suo famoso porticato, con una narrazione tramandata di generazione in generazione.

Fondato da Francesco Cortese nel 1930, all’età di soli ventisette anni,  il pasticcere-gelatiere don Ciccio è tra le colonne portanti degli esercizi commerciali di Crotone, proprio come una delle colonne che sorregge in porticato di piazza Pitagora e via Regina Margherita. Poi l’amore verso questo mestiere trasmesso ai tre figli, Giuseppe, Michele e Pietro, ed oggi questa storia che tra otto anni compirà 100 anni, è raccontata da Elio Cortese nel libro edito da D’Ettoris.

“E’ da tempo che volevo scrivere la storia del Bar Moka ci ha detto l’autore, figlio di don Ciccio, e per tanti anni docente di francese presso gli istituti scolastici di Crotone – ho scritto un’altra storia con episodi inediti per differenziarmi dagli articoli di giornale. E un giornale non poteva ospitare diverse pagine ed ho pensato ad una monografia”.

La storia del Bar Moka è inserita nella storia di Crotone: “Mi ha aiuto molto un libro del dottore Grilletta per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale. Il Bar Moka ha vissuto la storia della Prima e Seconda Guerra Mondiale, e questo aspetto non poteva essere sottratto per il racconto alle future generazioni”.

Il titolo è “Il Bar Moka nella storia di Crotone“: “Mio padre aprì il Bar con il fratello Michele, che ha preferito poi una vita indipendente alla Pertusola, ma gli affetti sono rimasti uguali. Quando è nato Giuseppe, il papà di Luciano, dopo la quinta elementare lo ha introdotto nel Bar. Con il fratello, Michele, sono stati i pionieri del Bar, il quale Michele era nel laboratorio, mentre Giuseppe era nella gestione del Bar Moka per dare una mano al padre Francesco. Poi è subentrato Pierino, l’altro fratello, inserito nel laboratorio”.

“I cambiamenti antropologici ci sono stati con l’arrivo della ferrovia in tutti questi anni  – ha continuato – entrando impiegati tecnici da altre zone di Calabria. La direzione della ferrovia fece costruire diverse case per i ferrovieri, che poi si sposavano con le ragazze crotonesi, e questo è un cambiamento antropologico. E con il Bar Moka è cambiata anche la clientela, pensiamo agli impiegati della Pertusola e qui davanti c’è la prima casa costruita dalla Ferrovia. Poi la costruzione delle industrie con nuovi arrivi a Calabria come manodopera, o ingegneri e tecnici anche dal Nord. Questo ha portato un altro cambiamento antropologico, con nuovi modi di pensare, e si ripete la storia dei matrimoni ed è nata una nuova società, e con questo è cambiato anche il Bar Moka. Con i prodotti no, però è cambiata la clientela. E quindi mio padre ha ingrandito e cercato di migliorare sempre, con la gestione dei nuovi prodotti, mantenendo quelli tradizionali”.