La Via del Ferro, il viaggio nella Calabria che costruì un Regno
Lungo la Ciclovia dei Parchi si riscopre il cuore dell'antico distretto siderurgico delle Serre: dalle miniere di Pazzano e Bivongi alle Reali Ferriere di Mongiana e Ferdinandea, tra archeologia industriale, storia e natura
La Via del Ferro è uno degli itinerari più suggestivi attraversati dalla Ciclovia dei Parchi della Calabria, un percorso che, oltre a offrire scenari naturalistici di grande fascino, conduce alla scoperta di una delle pagine più significative della storia industriale del Mezzogiorno. Tra i boschi delle Serre, le fiumare e i rilievi montani si snoda un territorio che per oltre duemila anni è stato protagonista dell'attività mineraria e siderurgica, contribuendo allo sviluppo economico del Regno delle Due Sicilie.
La storia di questo distretto affonda le sue radici nell'antichità. Le montagne comprese tra Pazzano, Bivongi, Stilo e le Serre custodiscono importanti giacimenti di limonite, galena, calcopirite e altri minerali che, già dal XIII secolo a.C., richiamarono popolazioni provenienti dall'Anatolia, dalla penisola balcanica e dalla Puglia. In seguito furono Fenici, Greci e Romani a sfruttare intensamente queste risorse. Gli Achei, fondatori dell'antica Kaulon, utilizzavano il ferro estratto nell'entroterra per la realizzazione di armi e utensili agricoli, mentre l'argento veniva impiegato per la coniazione delle monete. In epoca romana, Pazzano ospitò una colonia di minatori e l'attività estrattiva proseguì nei secoli successivi sotto Bizantini, Normanni, Svevi e Aragonesi.
Un ruolo determinante nello sviluppo delle miniere fu svolto dai Certosini. Nel 1094 Ruggero il Normanno donò a San Bruno le miniere e i forni fusori presenti nei territori di Stilo e Bivongi, dando impulso a una lunga stagione di prosperità. Successivamente anche Guglielmo II e Federico II confermarono privilegi e concessioni, riconoscendo l'importanza strategica delle risorse minerarie calabresi.
Il periodo di massimo splendore arrivò però con la dinastia borbonica. Tra il Settecento e l'Ottocento nacquero le Reali Ferriere di Stilo, furono ampliati gli impianti produttivi e sorsero due centri destinati a diventare simboli della siderurgia meridionale: Mongiana e Ferdinandea.
Mongiana rappresenta ancora oggi una delle testimonianze più significative di quella stagione industriale. Sorta come villaggio operaio al servizio delle Reali Ferriere, per oltre un secolo fu uno dei principali poli siderurgici del Regno delle Due Sicilie. Qui venivano prodotti cannoni, armi, utensili e manufatti in ferro destinati all'intero Regno, facendo di questo centro uno degli impianti siderurgici più avanzati d'Europa per l'epoca. Oggi gli edifici storici, il Museo delle Reali Ferriere e i resti degli antichi opifici raccontano una storia spesso poco conosciuta, ma di straordinaria importanza per la Calabria.
Poco distante sorge Ferdinandea, immersa nel Bosco di Stilo. Nata come cittadella metallurgica borbonica e centro amministrativo delle attività siderurgiche, dopo la chiusura degli stabilimenti in seguito all'Unità d'Italia fu acquistata da Achille Fazzari, che trasformò il complesso in una grande azienda silvo-pastorale e nella residenza che ancora oggi conserva il fascino della sua storia.
Il cuore dell'intero sistema produttivo era rappresentato dalle miniere di Pazzano e Bivongi, che costituivano il più importante bacino minerario dell'Italia meridionale. Sui monti Stella, Consolino, Mammicomito e Petracca furono aperte, nel corso dei secoli, quasi trenta gallerie minerarie. Nel solo Ottocento centinaia di minatori estraevano ogni anno decine di migliaia di quintali di minerale, trasportato lungo sentieri montani fino alle ferriere anche a oltre venti chilometri di distanza.
L'organizzazione delle miniere era particolarmente avanzata per l'epoca. Già nel 1840, nella galleria Scolo, vennero installati binari in ferro e carrelli destinati al trasporto del minerale, una soluzione tecnologica all'avanguardia che contribuì a rendere più efficiente il ciclo produttivo.
Con l'Unità d'Italia iniziò il progressivo declino del comparto siderurgico. Le ferriere furono progressivamente dismesse e la produzione cessò definitivamente. Nel Novecento non mancarono nuovi tentativi di rilanciare l'attività estrattiva, soprattutto per pirite, rame e molibdenite, impiegata anche nell'industria bellica, senza tuttavia riuscire a riportare il distretto agli antichi livelli di sviluppo.
Oggi la Via del Ferro rappresenta un itinerario che unisce archeologia industriale, storia e natura. Antiche bocche di miniera, ferriere, fonderie, case operaie, mulattiere e ponti raccontano ancora il passato di un territorio che conserva intatta la propria identità. Attraversando località come Pazzano, Bivongi, Mongiana, Ferdinandea, Serra San Bruno e Stilo, la Ciclovia dei Parchi offre ai visitatori l'opportunità di scoprire una Calabria meno conosciuta, autentica e ricca di testimonianze storiche, dove il paesaggio naturale si intreccia con la memoria di una delle più importanti esperienze industriali del Sud Italia.
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