L’arte di Caruso valorizza il cuore di Petilia Policastro

L’arte di Caruso valorizza il cuore di Petilia Policastro

Petilia Policastro  (KR) – Pensieri tramutati in idee che lentamente prendono vita sui muri del centro storico di Petilia Policastro. A regalare sprazzi della sua arte, con amore per la sua terra, è l’artista Giuseppe Caruso. Le sue opere, oggi conosciute nella cittadina, sono state visitate nelle scorse settimane anche delle scolaresche creando curiosità sui soggetti ritratti, sui colori e sulle tecniche adoperate. A parlarci di questi ed altri progetti è lo stesso Giuseppe Caruso.

Come nasce la sua passione per il mondo delle arti?

«A casa, fin da piccoli con mio fratello, ascoltavamo i 45 giri di mio padre.Dai Beatles a De Gregori, passando per Jimi Hendrix e Battiato. Ricordo perfettamente il flauto di Ian Anderson in tutti i pezzi dell’album This is a brick dei Jetro Tull. Un album del 1972. Ho iniziato a studiare chitarra classica dall’età di 6 anni. Ero anche un amante dell’informatica. Ho ancora perfettamente conservato il vecchio Commodore 64 con tutte le cassette. Amavo la grafica digitale. Ho studiato Belle Arti tra Catanzaro e Firenze con due maestri importanti, Luigi Magli e Umberto Borella, passando per Berlino, incuriosito dal nuovissimo Design Multimediale. Era il 2000. Da li in poi non ho mai smesso. Sul mio sito conservo minuziosamente ogni cosa, ogni articolo. In realtà mancano tutti i nuovi articoli. Sono stati davvero molti in questi mesi ad occuparsi dei mei lavori. Li vorrei ringraziare tutti, giornalisti e testate, come vorrei ringraziare anche tutti Voi di CrotoneOk».

Già in passato si è reso autore di alcuni murale nel centro di Petilia, cosa l’ha spinta?

«Eravamo chiusi in casa. Il periodo degli anni duri del Covid, ci teneva chiusi in casa. Un periodo molto triste. Vidi per caso su internet un murales disegnato sulle pareti di un Istituto di Chimica in Polonia. Una bambina con abiti tradizionali e in mano un annaffiatoio. Innaffia un albero vero. Un murales di Natalia Rak. A Scuola da noi, nel vicoletto, avevamo piantato anni fa con mia moglie un piccolo tronchetto della felicità. E’ diventato un grande albero. Avrà almeno 25 anni. Ogni hanno sbocciano due grandi fiori bianchi. Un contesto molto simile all’albero della bimba polacca. Per cui, durante quel triste periodo me ne andavo di nascosto nel vicoletto a dipingere la bambina che poi divenne Gretel. Mi iniziai a sentire meglio. Gli diedi un significato semplice “rispetta e prenditi cura dell’ambiente”. Più tardi un nostro amico ci disse che quella bimba e quell’annaffiatoio sembrava mia moglie che “innaffiava” i loro ragazzi. Credo sia stato il commento più bello. Da lì in poi ho continuato a sperimentare nuove forme».

Le sue opere sono state visitate dalle scuole, quali sono stati gli spunti di riflessione o i commenti dei giovani?

«Le emozioni più belle arrivano dai disegni dei bambini che riproducono le mie opere, accompagnate da tante frasi semplici, frasi belle. Sono arrivati i ragazzi di tutte le età. Dal Liceo, alle Medie, passando per le Elementari. Sono arrivati proprio tutti. Ed è semplice che davanti ad un semplice disegno, per strada, nascano discussioni. Ai più piccoli racconti la storia “nascosta” che c’è dietro ogni lavoro».