Lucia Muraca (Aisd Calabria): «E’ l’ora di una nuova era, quella della medicina partecipata»

Lucia Muraca (Aisd Calabria): «E’ l’ora di una nuova era, quella della medicina partecipata»

Ha origini crotonesi il nuovo presidente AISD Regione Calabria. Si tratta della dottoressa Lucia Muraca, medico di medicina generale con particolare interesse nella terapia del dolore e nelle cure palliative. Dopo aver conseguito la maturità al liceo Pitagora di Crotone si è laureata con il massimo dei voti presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro. Ha poi seguito un una scuola di alta formazione Simg (Società Italiana di Medicina Generale) sul dolore a Firenze. Ora per lei, un nuovo impegno.

Perché ha deciso di rimanere in Calabria?

Credo che la Calabria abbia bisogno di un cambiamento, e per cambiare bisogna essere parte attiva di questo cambiamento e non subirlo passivamente ed io spero nel mio piccolo di poter fare qualche cosa per la mia regione.

Come è nato il suo interesse per la terapia del dolore?

Ho sempre pensato che uno dei compiti dei medici fosse quello di alleviare il dolore dei pazienti. A mio avviso, controllare il dolore precocemente e in modo persistente non è solo un dovere etico ma anche un imperativo clinico. Tanti episodi della mia vita professionale, dimostrano che molte persone afflitte da dolore cronico non sanno che esistono possibilità di cura, ciò è fonte di una serie di sofferenze spesso inutili. A distanza di quasi 12 anni dalla legge 38 del 2010 visto i numeri presentati all’ultimo congresso AISD, il lavoro da fare è veramente immane. Ad oggi la pubblica informazione e sensibilizzazione sulle possibilità di assistenza per le persone con dolore cronico rimane insoddisfacente. Ogni dolore va studiato, individuato e curato, perché non tutti i dolori sono uguali ma nel maggior numero di casi sono trattabili e la gente questo deve saperlo.

Quali saranno i punti cardine del suo programma?

Un primo passo importante è rafforzare il network tra i clinici che si occupano di dolore, per cui rafforzare a livello territoriale il ruolo della rete di terapia del dolore come riferimento continuo del medico di medicina generale. Promuovere la comunicazione fra tutti i professionisti e promuovere una cultura del dolore attraverso una corretta informazione sulla patologia e sulle effettive possibilità di cura per una maggiore consapevolezza del cittadino. Tutti obiettivi da perseguire anche nell’ ottica di una sempre più forte integrazione e collaborazione tra Università, Ospedale e Territorio.

Ma cos’è la Terapia del dolore e quando si utilizza?

Prima di tutto sottolineiamo che i centri di terapia del dolore non curano solo i pazienti terminali.
E’ un falso luogo comune, si può trovare aiuto anche in caso di dolore cronico non-oncologico. Anzi, intervenire precocemente su un dolore acuto evita che quest’ultimo si cronicizzi.

Quanto è importante parlarne al paziente?

La comunicazione tra medico e paziente è tempo di cura. Occorre dedicare del tempo al dialogo: in tal modo, infatti, si stabilisce un rapporto di fiducia che consente al paziente di descrivere liberamente il suo dolore ed ai medici di avere informazioni importanti riguardanti “la storia” di quel dolore. Secondo me è importante riuscire a far emergere il “sommerso” del paziente, e la sua dimensione rappresenta un importante indicatore dell’efficacia della comunicazione. Credo fortemente che sia giunta l’ora di far nascere una nuova era che è quella della medicina partecipata.

Quanto conta il rapporto medico-paziente nella terapia del dolore?

Credo che senza un atteggiamento di empatia, sia difficile far compiere ai pazienti il passo fondamentale per mettere in pratica le terapie. Se non c’è un rapporto di vicinanza credo che non si riesca a salvarli dalla condizione psicologica. Rendere il paziente proattivo al percorso di cura, renderlo partecipe delle scelte di cura credo che siano armi vincenti per un successo terapeutico.

Quali sono gli obiettivi dell’AISD?

Promuovere la ricerca e la formazione sul dolore, incentivare la gestione del dolore multidisciplinare e multiprofessionale, promuovere la cultura del modello biopsicosociale del dolore, rappresentare un’ autorevole risorsa scientifica di riferimento su questioni relative al dolore e al suo trattamento.