Morta Denise, la figlia di Lea Garofalo: si è tolta la vita a 35 anni
(Adnkronos) - E' morta suicida Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che pagò con la vita la scelta di ribellarsi alla 'ndrangheta. Il suicidio a 35 anni, stessa età della madre quando fu uccisa. Era il 24 novembre 2009 qua
(Adnkronos) - E' morta suicida Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che pagò con la vita la scelta di ribellarsi alla 'ndrangheta. Il suicidio a 35 anni, stessa età della madre quando fu uccisa.
Era il 24 novembre 2009 quando Lea Garofalo, 35enne originaria di Petilia Policastro, nel Crotonese, scomparve, sequestrata e uccisa dalla 'ndrangheta. La sua storia affonda le radici nella cosiddetta 'faida di Pagliarelle', una sanguinosa guerra di 'ndrangheta esplosa all'inizio degli anni Settanta. Suo padre Antonio venne ucciso in quel conflitto quando Lea aveva appena nove mesi. Anni dopo sarebbe stata lei stessa a ricostruire agli investigatori dinamiche, responsabilità e protagonisti di quella stagione di sangue, descrivendo una 'ndrangheta già proiettata oltre i confini calabresi e sempre più radicata nel Nord Italia, in particolare a Milano.
Proprio a Milano, nel maggio 1996, venne arrestato il fratellastro Floriano Garofalo, boss di Petilia Policastro trasferitosi in Lombardia per gestire i suoi interessi criminali, soprattutto nel traffico di stupefacenti. Lea aveva allora 22 anni e la sua vita si era già intrecciata con quella di Carlo Cosco, appartenente a un'altra potente famiglia di 'ndrangheta. Innamoratasi di lui da adolescente, si era trasferita a Milano e dalla loro relazione era nata Denise, l'unica figlia della coppia. Fu probabilmente proprio la maternità a spingerla a cambiare strada. Dopo l'arresto del fratellastro e di Carlo Cosco, nel 1996 Lea lasciò Milano insieme alla figlia, dando inizio a un lungo percorso di allontanamento dall'ambiente mafioso che l'avrebbe portata a collaborare con la giustizia. Ammessa nel 2002 al programma di protezione insieme alla figlia Denise e trasferitasi a Campobasso, nel 2006 venne esclusa perché ritenuta non attendibile. Riammessa nel dicembre 2007 come collaboratrice di giustizia, nell'aprile 2009 rinunciò volontariamente a ogni forma di tutela e riallacciò i rapporti con Petilia Policastro, continuando però a vivere nel capoluogo molisano per consentire alla figlia di terminare l'anno scolastico.
Un anno prima, nel 2008, Lea aveva conosciuto e raccontato la sua storia a don Luigi Ciotti. A lui aveva consegnato il suo sentimento di sfiducia, anche nei confronti dello Stato. E il fondatore di Libera la mise in contatto con l'avvocato Enza Rando, che avrà un ruolo fondamentale nella sua storia. Fu proprio il legale a tentare di dissuadere Lea dall'incontrare di nuovo Carlo Cosco, quando, nel novembre del 2009, quest'ultimo la invitò a Milano, sfruttando l'amore di Lea per Denise. Con il pretesto di discutere del futuro della figlia, l'ex compagno attirò la donna in un appartamento di piazza Prealpi, dove venne uccisa con un colpo di pistola. Il corpo fu distrutto in circa 50 chili di acido e lasciato bruciare per quasi tre giorni, perché di lei non rimanesse traccia. La sua scomparsa fu denunciata proprio dalla figlia Denise, che all'epoca aveva 18 anni e che, con le sue testimonianze, avrebbe fornito un contributo decisivo all'accertamento della verità giudiziaria sull'omicidio della madre: sarà lei, infatti, la testimone chiave del processo che scoprirà tutta la verità sul destino di Lea. Il giorno del suo funerale Denise pronunciò queste parole: "Per me è un giorno triste, ma la forza me l'hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo, è stato solo per il mio bene".
"Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile", afferma Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele.
"E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi - osserva - Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore".
"Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle 'Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi', ma anche 'Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno", conclude don Ciotti.
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