Nel silenzio delle chiese antiche: il Crotonese riscopre il suo tesoro nascosto

Un viaggio tra santuari, tele barocche e memoria collettiva che può diventare una grande occasione culturale e turistica per l’intero territorio

A cura di Redazione
28 maggio 2026 08:30
Nel silenzio delle chiese antiche: il Crotonese riscopre il suo tesoro nascosto - Foto: Romano Pesavento
Foto: Romano Pesavento
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Crotone – C’è una Calabria che vive lontano dai grandi circuiti turistici, nascosta tra borghi antichi, santuari silenziosi e chiese che custodiscono opere d’arte spesso ignorate. È la Calabria dell’arte sacra del Crotonese, un patrimonio fatto di tele seicentesche e settecentesche, immagini mariane, altari monumentali e dipinti devozionali che raccontano la storia spirituale e culturale dell’intero territorio.

A riportare l’attenzione su questo universo artistico diffuso è il professor Romano Pesavento, autore di una lunga riflessione dedicata al valore storico e identitario delle opere custodite nelle chiese dell’Alto Crotonese.

Non semplici immagini religiose, ma autentici documenti storici capaci di raccontare il rapporto tra fede, arte e comunità. Nelle opere custodite tra Mesoraca, Petilia Policastro, Strongoli e gli altri centri dell’entroterra convivono la teatralità del barocco meridionale, la spiritualità popolare e le influenze artistiche provenienti dalla cultura figurativa napoletana e mediterranea.

Nel Santuario del Santissimo Ecce Homo di Mesoraca, ad esempio, le grandi tele dedicate alla Passione di Cristo trasformano lo spazio sacro in un’esperienza emotiva e visiva intensa. La “Deposizione dalla Croce” e l’“Orazione nell’orto” mostrano una pittura capace di fondere drammaticità e spiritualità, con richiami alla tradizione caravaggesca reinterpretata attraverso la sensibilità meridionale del Settecento.

A Petilia Policastro il Santuario della Sacra Spina conserva invece uno dei nuclei più originali dell’arte sacra crotonese. Qui stendardi processionali, immagini mariane e scene della Passione diventano strumenti di memoria collettiva e partecipazione popolare, legati ancora oggi alle tradizioni religiose del territorio.

Strongoli custodisce alcune delle opere più suggestive dell’intera provincia. Nella chiesa di Santa Maria delle Grazie emerge il dipinto di “San Francesco d’Assisi con angelo che suona il violino”, opera nella quale musica e contemplazione spirituale sembrano fondersi in un’unica dimensione visiva. Nella stessa chiesa la tela di “Santa Chiara che atterrisce i Turchi” conserva invece la memoria storica delle incursioni ottomane lungo le coste calabresi.

Accanto alla bellezza, però, emerge anche la fragilità di questo patrimonio. Molte opere mostrano i segni del tempo, dell’abbandono e di restauri incompleti. Tele annerite, superfici deteriorate e luoghi spesso poco accessibili raccontano la difficoltà di conservare e valorizzare un’eredità artistica immensa ma ancora poco conosciuta.

Ed è proprio qui che, secondo Pesavento, si apre una grande opportunità per il territorio. In un’epoca in cui il turismo cerca autenticità e identità culturale, l’arte sacra del Crotonese potrebbe diventare il centro di un nuovo itinerario turistico capace di unire storia, spiritualità, paesaggio e memoria.

L’idea è quella di costruire una vera rete culturale che colleghi la Cattedrale e il Museo Diocesano di Crotone ai santuari di Mesoraca, Petilia Policastro, Strongoli e ai piccoli borghi dell’entroterra. Un percorso nel quale le chiese non siano soltanto luoghi di culto, ma spazi vivi di racconto storico e identitario.

Per realizzare tutto questo servirebbe però una strategia organica: aperture coordinate delle chiese, percorsi guidati, digitalizzazione delle opere, archivi fotografici e strumenti multimediali capaci di rendere accessibile il patrimonio anche fuori dai confini regionali.

Perché nel silenzio delle antiche chiese del Crotonese non sopravvivono soltanto dipinti e altari, ma la memoria stessa di un territorio che attraverso l’arte continua ancora oggi a raccontare la propria storia.

Romano Pesavento

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