Nomine e trasferimenti, l’Arcivescovo Torriani: «Non cambiano solo i nomi, cresce il nostro modo di essere Chiesa»

Il messaggio ai fedeli dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina accompagna gli avvicendamenti dei parroci e richiama alla corresponsabilità delle comunità

A cura di Redazione
01 ottobre 2026 17:30
Nomine e trasferimenti, l’Arcivescovo Torriani: «Non cambiano solo i nomi, cresce il nostro modo di essere Chiesa» - Foto: Redazione
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Un invito a vivere i prossimi avvicendamenti nelle parrocchie non come semplici cambi di destinazione, ma come parte di un più ampio percorso pastorale. È questo il senso della lettera che l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Alberto Torriani, ha rivolto ai fedeli in occasione delle nomine e dei trasferimenti che nelle prossime settimane interesseranno alcune comunità dell’Arcidiocesi (QUI tutti i trasferimenti).

Nel messaggio, l’Arcivescovo riconosce innanzitutto il valore dei legami costruiti nel tempo tra sacerdoti e comunità. Un trasferimento, sottolinea, non riguarda soltanto un nome scritto su un decreto, ma coinvolge relazioni, affetti, progetti e una storia condivisa. Da qui il ringraziamento rivolto ai sacerdoti che hanno accettato un nuovo incarico, anche quando la scelta ha comportato una fatica personale.

Un ripensamento della presenza pastorale

Torriani spiega quindi le ragioni degli avvicendamenti. Le nuove nomine, scrive, rientrano in un ripensamento più ampio della presenza pastorale dell’Arcidiocesi e tengono conto di diversi fattori: il numero e l’età dei sacerdoti disponibili, le loro attitudini e possibilità, le caratteristiche dei territori, le distanze, le condizioni sociali e il progressivo decremento demografico che interessa diverse realtà della diocesi.

In questo quadro si inserisce anche l’articolazione dell’Arcidiocesi nelle quattro Zone pastorali, pensate non soltanto come una suddivisione geografica, ma come uno strumento per sviluppare una vera pastorale d’insieme. L’obiettivo indicato dall’Arcivescovo è mettere in comune esperienze, persone e risorse e sviluppare insieme percorsi di catechesi, pastorale giovanile e familiare, carità e formazione, valorizzando anche la presenza di laici, diaconi, religiosi, religiose e aggregazioni ecclesiali.

«Al centro rimangono le comunità e la missione»

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda il rapporto tra sacerdoti e parrocchie. L’Arcivescovo invita progressivamente a superare l’idea che a ogni comunità o attività debba necessariamente corrispondere un sacerdote dedicato esclusivamente ad essa e sottolinea che la cura di una comunità non può essere misurata semplicemente dal numero dei sacerdoti che vi abitano. «Al centro rimangono le comunità e la missione», scrive Torriani.

Alle comunità che accoglieranno un nuovo sacerdote viene chiesto di concedergli il tempo necessario per conoscere il territorio, le persone, le difficoltà e le speranze. La parrocchia, sottolinea l’Arcivescovo, non è qualcosa che il sacerdote deve semplicemente “mandare avanti”, ma una realtà che tutti sono chiamati a costruire insieme.

Allo stesso tempo, alle comunità che salutano il proprio parroco viene chiesto di vivere il passaggio con gratitudine e libertà, conservando il bene costruito nel corso del ministero senza trasformarlo in nostalgia.

L’invito alla preghiera

Torriani rivolge infine un invito a tutta l’Arcidiocesi: accompagnare i cambiamenti con la preghiera. Nelle prossime domeniche le comunità sono chiamate a inserire nella preghiera dei fedeli un’intenzione per i sacerdoti che inizieranno un nuovo ministero, per quelli che concluderanno il proprio servizio e per le comunità interessate dagli avvicendamenti.

Il messaggio si chiude con una prospettiva più ampia: il passaggio in corso, secondo l’Arcivescovo, non riguarda soltanto il cambio di alcuni sacerdoti, ma la necessità di crescere nel modo di essere Chiesa, passando dall’“io” al “noi”, dalla difesa del proprio alla condivisione e dalla semplice collaborazione alla corresponsabilità.

Il percorso viene affidato alla Madonna di Capocolonna, Madre e Patrona dell’Arcidiocesi, e all’intercessione dei compatroni san Dionigi e sant’Anastasia. La lettera è datata 25 settembre 2026 e reca la firma dell’arcivescovo Alberto Torriani.

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