"Non rinunciare ai giovani": l’Arcivescovo di Crotone chiama la Chiesa a educare ora

Una lettera appassionata alla diocesi di Crotone–Santa Severina rilancia la sfida educativa come responsabilità condivisa e urgente

A cura di Redazione
24 gennaio 2026 20:25
"Non rinunciare ai giovani": l’Arcivescovo di Crotone chiama la Chiesa a educare ora -
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Nel cuore dell’inizio del nuovo anno pastorale, l’Arcivescovo Alberto Torriani ha consegnato alla Chiesa di CrotoneSanta Severina una lettera intensa e diretta: “Non rinunciare ai giovani”. Un testo che non nasce come riflessione astratta, ma come risposta concreta alle ferite aperte del nostro tempo, segnato da fatti di cronaca che coinvolgono adolescenti e ragazzi e che interrogano profondamente le comunità educanti.

L’Arcivescovo invita la Chiesa locale a non restare spettatrice, a non commentare da lontano, ma ad abitare il tempo presente con responsabilità e cuore. Il rischio, avverte, è quello di rifugiarsi nelle abitudini, di ripetere schemi rassicuranti mentre i giovani sembrano scomparire dagli spazi ecclesiali. Dire che “i giovani non ci sono” può diventare, secondo il presule, una rinuncia silenziosa: smettere di cercarli, di attenderli, di credere nella promessa che portano.

Al centro della lettera c’è una visione chiara dell’educazione. Educare non significa moltiplicare attività o organizzare meglio, ma convertire lo sguardo e il cuore. Una Chiesa che smette di educare rischia di funzionare senza generare, di offrire servizi senza accompagnare la vita. È una tentazione sottile, che spegne la gioia e allontana dalle persone reali.

Con parole schiette, l’Arcivescovo denuncia le zone di comfort pastorale: gli alibi del poco tempo, delle poche forze, dei pochi giovani, che spesso nascondono stanchezza e paura del cambiamento. L’invito è a custodire meno le strutture e più le relazioni, a scegliere una missionarietà quotidiana fatta di presenza, ascolto e prossimità nei luoghi della vita: famiglie, scuola, sport, fragilità, periferie interiori.

Un passaggio centrale riguarda anche il mondo degli adulti. Genitori, nonni, educatori e sacerdoti condividono una fatica reale, la consapevolezza di non poter controllare tutto. Ma proprio qui l’educazione ritrova la sua verità: non è controllo, ma custodia; non è trattenere, ma accompagnare. Anche il linguaggio diventa educazione: parole rassegnate feriscono, parole abitate dalla speranza curano.

La figura di san Giovanni Bosco illumina il cammino indicato: credere nei giovani prima dei risultati, stare con loro, fidarsi del bene possibile. Ma educare non si può fare da soli. Per questo la lettera richiama con forza la necessità di alleanze stabili con famiglie, scuola e territorio, in un orizzonte che Papa Leone XIV definisce come il compito di “disegnare nuove mappe di speranza”.

Il Vescovo non si pone sopra il cammino, ma dentro: “se ci stai, io ci sono”. E apre un canale diretto di ascolto, per condividere esperienze e domande reali. In questo contesto si inserisce anche la mostra su Carlo Acutis, dal 3 al 10 febbraio a Santa Rita in Crotone, segno concreto di una santità possibile oggi, vicina ai giovani e al loro linguaggio.

Il messaggio finale è netto e impegnativo: non rinunciare ai giovani significa tornare all’essenziale della vocazione ecclesiale. Solo così la Chiesa potrà essere non un luogo che riempie il tempo, ma una casa da abitare e una presenza che accompagna il futuro.

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