Nullità del matrimonio, in Calabria diminuiscono le cause

Nullità del matrimonio, in Calabria diminuiscono le cause

Si è tenuta il 31 gennaio, l’apertura dell’Anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro (Teic) e della corte d’appello (Teica). I lavori si sono svolti nell’aula magna del Seminario arcivescovile di Reggio Calabria presieduti dai due moderatori, monsignor Fortunato Morrone (Teic) e monsignor Claudio Maniago (Teica) con le relazioni dei corrispettivi vicari giudiziali, monsignor Vincenzo Varone e monsignor Erasmo Napolitano.

In assemblea presenti i vescovi della Conferenza episcopale calabra (Cec), radunata in riva allo Stretto per la sessione invernale, accanto alle massime autorità civili e militari del territorio.

Meno cause introdotte nel 2021 rispetto all’anno precedente e un ulteriore accelerazione rispetto a quelle portate a conclusione. Statisticamente è un anno positivo, quello da poco concluso, per il Teic.

In generale su 139 cause decise, è stata dichiarata la nullità di 136 matrimoni ed è stata constatata – non avendo le prove sufficienti – la validità di 3 matrimoni.

Come scritto, i libelli introduttivi sono calati. Questa, secondo gli esperti del Teic, non è però una buona notizia: evidenzia, infatti, il sopravvenire sempre più crescente della cultura anti famiglia-matrimonio.

Il lavoro dei giudici è stato molto proficuo con un aumento delle cause portati alla decisione (+39). In calo anche i processi Brevior.

Rispetto ai motivi che portano alla nullità di matrimonio, per il 58,17% dei casi si tratta di «grave difetto di discrezione di giudizio». Si tratta di una conferma: in Calabria, la discrezionalità è spesso offuscata dall’assenza di un «impegno vero e responsabile dell’essere coinvolto in una relazione coniugale».

Ma perché questo avviene? Dall’analisi dei casi esaminati dai giudici del Teic si parla di «anomalie psichiche a problematiche che interessano lo sviluppo normale del soggetto in ambito sia familiare che sociale».

Tra gli altri capi di nullità maggiormente frequenti vi sono l’«esclusione della prole» (21 casi) e «esclusione dell’indissolubilità del matrimonio» (16 casi).

Le conclusioni del Teic aprono profondi spiragli di riflessione: «Il nostro popolo cristiano sta cedendo sempre più alle “mode” dei tempi moderni con la chimera di una vita libera da figli e da vincoli stabili e duraturi», ha concluso Varone.

La relazione di Arellano Cedillo

Dallo scorso 30 marzo, monsignor Alejandro Arellano Cedillo è il decano del Tribunale della Rota Romana per volontà di papa Francesco. Oggi, il docente di diritto canonico e di giurisprudenza madrileno è stato a Reggio Calabria in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro (Teic) e della corte d’appello (Teica). Sua la prolusione d’apertura: «La giurisprudenza non ha soltanto un valore morale, ma ha una forza di legge: la libertà di giudizio non può mai diventare arbitrarietà».

«La pluralità dei tribunali non può provocare l’unità della Chiesa, – ha proseguito Arellano Cedillo – è evidente che l’ordinamento giuridico ecclesiale non è al servizio della “convivenza” tra i fedeli, ma a difesa dei valori. Non dimentichiamoci, infatti, che l’indissolubilità del matrimonio è voluta da Cristo».

Poi le conclusioni del decano del Tribunale della Rota Romana: «Il Santo Padre ci spinge a essere molto diligenti. Una volta si diceva che la Rota Romana era “la morte delle cause”. Adesso, è sotto gli occhi di tutti che siamo vivi e vegeti».