Nuovo ricovero per Mihajlovic: “Stavolta gioco d’anticipo sulla leucemia”

Nuovo ricovero per Mihajlovic: “Stavolta gioco d’anticipo sulla leucemia”

“In questi anni la mia ripresa è stata ottima, ma nelle ultime analisi sono emersi dei campanelli d’allarme”

Questa volta non entrerò in scivolata su un avversario lanciato ma giocherò d’anticipo per non farlo partire. Si vede che questa malattia è molto coraggiosa per avere ancora voglia di tornare ad affrontare un avversario come me, ma io sono qua: se non le è bastata la prima lezione, gliene darò un’altra”.

Combattivo, sereno, determinato. Con il calcio nel cuore per dargli ancora più voglia di lottare contro il male nel corpo. Sinisa Mihajlovic spiazza di nuovo tutti, come una punizione delle sue, quelle che andavano a finire esattamente dove voleva lui. Stavolta la punizione è quella che aspetta la sua malattia, ancora una volta, perché lui non ha la minima intenzione di “mollare un centimetro”.

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Il tecnico del Bologna, in una conferenza stampa convocata all’improvviso per aggiornare sulle sue condizioni di salute, spiega: “All’inizio della prossima settimana mi dovrò assentare ed essere ricoverato al Sant’Orsola. So di essere in ottime mani. Al contrario di due anni fa, quando a stento sono riuscito a trattenere le lacrime, questa volta mi vedete più sereno e so cosa devo fare, la situazione è molto diversa da allora. Spero che i tempi siano brevi, farò di tutto per renderli ancora più veloci ma sicuramente dovrò saltare alcune partite”. Ma “ho già fatto allestire nella stanza del reparto che mi ospiterà tutto il necessario a livello tecnologico per seguire la squadra, dagli allenamenti al resto”.

Mihajlovic parla “a viso aperto” e non si nasconde. Spiega che “in questi anni la ripresa è stata ottima ma purtroppo queste malatie sono subdole e bastarde“. Ecco “i campanelli d’allarme”, dunque. “Potrebbe presentarsi il rischio di una ricomparsa della malattia: per evitare che questo possa accadere mi è stato consigliato di intraprendere un percorso terapeutico che possa eliminare sul nascere questa ipotesi negativa”.

MIHAJLOVIC E LA LEUCEMIA

Era il 13 luglio del 2019 quando il suo annuncio scosse il mondo del calcio e non solo. Mihajlovic fece sapere commosso, tra le lacrime trattenute a stento, di avere la leucemia mieloide ad alto rischio: “È una malattia in fase acuta ma attaccabile, dobbiamo giocare per vincere, devo usare la tattica, so che vincerò”.

Costretto ad abbandonare temporaneamente la panchina del Bologna, iniziò un percorso fatto di chemioterapia e cure nel dipartimento di Ematologia del Sant’Orsola di Bologna – con il trapianto di midollo il 29 ottobre di quell’anno – e lotta per tornare il più presto possibile ad allenare. Un’ambizione che si concretizzò l’8 dicembre, quando tornò a sedersi in panchina, a sorpresa: “Ero più morto che vivo”, dirà poi il tecnico ricordando quella sera al Bentegodi, pallido, magro e con un cerotto a vista sul collo. “Però avevo fatto una promessa e l’ho mantenuta, anche perché quell’immagine non era di debolezza ma di forza”.

Una forza incredibile, considerato che erano passati solo 40 giorni dal trapianto. La stessa forza che ha sempre mostrato in campo, da giocatore prima ancora che da tecnico. Nato a Vukovar il 20 febbraio del 1969, carattere e polemiche non lo hanno mai abbandonato, così come le liti, le discussioni, le proprie idee e opinioni sempre urlate in faccia al mondo, dal razzismo alla politica. Poi la malattia e “anche le tifoserie avversarie mi hanno applaudito: forse questa storia ha unito la gente, quando io sono sempre stato uno divisivo”, la sua confessione.

In realtà fece discutere anche da malato, quando nell’estate del 2020 – un anno dopo l’annuncio di avere la leucemia – prese il Covid (ma restò asintomatico) durante una vacanza in Sardegna. Fu immortalato più volte senza mascherina, mentre passava da una cena a una partita a padel con altri vip. Lui replicò: “Invidia e fango, dare sempre la colpa al lupo fa comodo alle pecore. Ma io non prendo lezioni da nessuno“.

Oggi Mihajlovic aggiorna il copione. Ancora Casteldebole, ancora una conferenza stampa, ancora la malattia. Pochi minuti di conferenza stampa per dire lo stretto necessario, un arrivederci e una promessa a chi lo ascolta. “È nelle difficoltà che si misura il coraggio e la capacità di reazione degli uomini. So che i ragazzi non mi deluderanno, io lotterò come sempre con loro e loro so per certo che lotteranno anche per me. Nessuno di noi mollerà un centimetro, sia sul campo che nella stanza d’ospedale”.

«Agenzia DiRE»