(VIDEO) Operazione “Medusa”, sgominato il giro della prostituzione tra Crotone e Isola di Capo Rizzuto
Sei misure cautelari e due denunce. Sequestrato un hotel del capoluogo. Contestati anche violenza sessuale aggravata e abusi su una minorenne
È scattata nelle prime ore di questa mattina l’operazione “Medusa”, condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone tra Crotone e Isola di Capo Rizzuto, che ha portato allo smantellamento di un presunto sodalizio criminale dedito al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione.
I militari, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, dalle unità cinofile dell’Arma e dal Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica di Crotone, nei confronti di otto persone: sette di nazionalità straniera e un cittadino italiano.
Per sei indagati sono state disposte misure cautelari: quattro persone sono state condotte in carcere, mentre per altre due sono stati disposti gli arresti domiciliari. Altri due soggetti sono stati denunciati in stato di libertà.
Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Tra gli indagati figurano anche due donne che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero occasionalmente favorito l’ingresso di nuove ragazze nel circuito.
L’indagine partita nell’autunno scorso
L’inchiesta è stata avviata nell’autunno del 2025 dai militari della Tenenza dei Carabinieri di Isola di Capo Rizzuto e coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, diretta dal procuratore Domenico Guarascio.
Per mesi gli investigatori hanno svolto servizi di osservazione, controllo e pedinamento, affiancati da attività tecniche, sistemi di videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali.
Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire l’esistenza di un presunto gruppo criminale stabile, con base operativa a Isola di Capo Rizzuto, ma con l’attività di prostituzione concentrata soprattutto a Crotone.
Gli incontri, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avvenivano prevalentemente per strada, ma anche a domicilio e all’interno di un noto hotel del capoluogo, struttura che è stata contestualmente posta sotto sequestro preventivo.
Gli incontri anche vicino a parchi giochi, stadio e ospedale
Particolarmente preoccupante, secondo gli inquirenti, sarebbe stata la scelta dei luoghi nei quali avvenivano alcuni incontri.
I rapporti sessuali a pagamento sarebbero stati consumati anche in auto e, in alcuni casi, in pieno giorno e in zone centrali della città, tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi dello stadio e dell’ospedale, fino ad arrivare alle aree vicine ai parchi giochi.
Una modalità operativa che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe esposto anche famiglie e bambini alla vista di scene esplicite, con ripercussioni sul decoro urbano e sulla sicurezza.
La presunta organizzazione del gruppo
Secondo il quadro accusatorio raccolto dagli investigatori, il sodalizio avrebbe avuto una struttura caratterizzata da vincoli familiari e gerarchici.
Alle figure ritenute al vertice sarebbe spettata l’organizzazione logistica ed economica dell’attività. Le donne avrebbero gestito direttamente i rapporti con i clienti, mentre gli uomini si sarebbero occupati degli accompagnamenti e della vigilanza.
I proventi sarebbero confluiti in una sorta di “cassa comune”, dalla quale i componenti del gruppo avrebbero ricavato le proprie disponibilità economiche.
Gli accertamenti patrimoniali, svolti dai Carabinieri della Tenenza in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, avrebbero inoltre evidenziato una significativa sproporzione tra il tenore di vita degli indagati e i redditi dichiarati, in alcuni casi pari a zero.
Le indagini avrebbero quantificato profitti illeciti per decine di migliaia di euro per ciascun nucleo familiare, con un caso che avrebbe raggiunto quasi 90mila euro. Parte del denaro contante sarebbe stata trasferita all’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari.
Clienti da tutto il territorio
Il giro avrebbe attirato una clientela ampia e trasversale. Secondo quanto emerso dalle indagini, non si sarebbe trattato soltanto di clienti residenti a Crotone.
Gli investigatori avrebbero documentato un vero e proprio pendolarismo della prostituzione, con persone provenienti da diversi centri del Crotonese e anche dalle province di Catanzaro e Cosenza.
Alla luce dei guadagni ottenuti, il gruppo avrebbe inoltre progettato di estendere il proprio sistema di sfruttamento anche ad altre zone della Calabria.
Sequestrato un hotel, arrestati i gestori
Nell’ambito dell’inchiesta sono finiti ai domiciliari anche i gestori di una nota struttura ricettiva di Crotone, contestualmente sottoposta a sequestro.
Secondo l’accusa, i gestori avrebbero tollerato e agevolato la consumazione di rapporti sessuali a pagamento all’interno delle camere, omettendo le registrazioni previste per gli ospiti e ottenendo un vantaggio economico dall’attività illecita.
L’accusa più grave: una minorenne tra le vittime
Tra gli elementi più delicati dell’inchiesta figura anche una contestazione di violenza sessuale aggravata a carico di quello che gli investigatori ritengono essere il presunto vertice del sodalizio.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe abusato, anni addietro, di una propria familiare che all’epoca dei fatti era minorenne. La giovane sarebbe stata sottoposta a ripetuti abusi e, sempre secondo l’accusa, l’indagato avrebbe tentato anche di avviarla alla prostituzione.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito una situazione nella quale le donne coinvolte, apparentemente consenzienti, sarebbero state sottoposte a forme di manipolazione psicologica e sfruttamento da parte dei propri compagni e mariti.
In alcuni casi, sempre secondo quanto emerso, i figli piccoli sarebbero stati portati in auto durante gli accompagnamenti, utilizzandoli come una sorta di copertura per ridurre il rischio di controlli da parte delle forze dell’ordine.
L’operazione “Medusa” rappresenta, secondo i Carabinieri, un ulteriore risultato nell’attività di contrasto allo sfruttamento della prostituzione e ai fenomeni criminali connessi, attraverso una collaborazione investigativa tra Arma dei Carabinieri e Procura della Repubblica di Crotone.
È importante ricordare che l’esecuzione delle misure cautelari rappresenta una fase del procedimento penale, attualmente nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva e le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.
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