“Operazione Milvus”, in Aspromonte contro bocconi avvelenati

“Operazione Milvus”, in Aspromonte contro bocconi avvelenati

Tre unità cinofile antiveleno (Uca) dei carabinieri forestali, composte da tre conduttori e da 4 cani, nel corso dell’operazione Milvus, hanno effettuato ispezioni nel Parco nazionale dell’Aspromonte per verificare l’eventuale presenza ed uso nel territorio di bocconi avvelenati.

L’iniziativa sarà ripetuta periodicamente grazie a un accordo che Ente parco e carabinieri forestali hanno stipulato nell’ambito del progetto Life Milvus, con l’obiettivo di collaborare nella prevenzione e contrasto all’uso illegale del veleno. Questa pratica, riporta una nota dell’Ente parco, “purtroppo è molto diffusa in Italia e provoca ogni anno la morte di centinaia di animali domestici e selvatici, comprese specie rare e minacciate. Il veleno viene utilizzato soprattutto, ed inutilmente, per eliminare potenziali predatori del bestiame incustodito o di specie cacciabili.

L’uso di esche e bocconi avvelenati ha conseguenze imprevedibili e può provocare la morte di numerosi animali: quelli che ingeriscono direttamente il veleno e quelli che si cibano di animali morti avvelenati. Si tratta di un reato che viene punito in base a vari articoli del codice penale oltreché a varie leggi nazionali e regionali e ad una specifica Ordinanza del ministero della Salute. Le ispezioni delle Uca si sono concentrate nella parte meridionale del Parco, nella quale tra pochi mesi avrà luogo la liberazione di giovani nibbi reali come prima tappa di un programma di reintroduzione che, nell’arco di alcuni anni, punta a riportare questo splendido rapace a volare nei cieli dell’Aspromonte.

Il nibbio reale, che non nidifica più in Calabria meridionale da molti decenni, è una specie considerata vulnerabile a livello italiano; pur non avendo alcun impatto negativo sulle attività umane, ha subito una drammatica diminuzione nel secolo scorso principalmente a causa del bracconaggio. Una delle minacce più gravi per la sua conservazione è anche l’uso di bocconi avvelenati”.