(PHOTOGALLERY) / Dalla notte all’alba, riviviamo il pellegrinaggio fino a Capocolonna

(PHOTOGALLERY) / Dalla notte all’alba, riviviamo il pellegrinaggio fino a Capocolonna

Un gran vociare per le strade, la gente vestita a festa così come la città che illuminata dalle grandi luminarie installate per le vie, ha regalato l’immagine più bella ad un popolo che ha ripreso il suo cammino. Due anni senza poter celebrare con la grande partecipazione dei fedeli la Madonna di Capocolonna, due anni di attesa e poi la gioia immensa in quell’abbraccio simbolico tra la Patrona e la città. Gli occhi di Maria hanno incrociato quelli delle migliaia di persone che hanno voluto porgerLe l’omaggio più bello.

Sono state due settimane intense, giorni di fede e preghiera. Già dal pomeriggio di sabato 7 maggio i crotonesi si sono radunati in piazza in un continuo pellegrinare verso la Cattedrale dove davanti l’altare Maria aspettava. Poi all’una e trenta l’uscita del quadricello e l’inizio del pellegrinaggio verso Capo Colonna. Un fiume umano ha accompagnato la sacra effigie. In corteo, pregando e cantando, i fedeli hanno attraversato le strade.

Dai balconi i bigliettini e i petali di rosa, le coperte buone messe per il passaggio e quel grido unanime: «evviva Maria». Come di consueto la processione ha fatto una sosta al cimitero cittadino. Maria stende il suo manto per asciugare le lacrime di chi ha perso i propri cari e annuncia, nella sua natura di Madre, che la morte non è la fine di tutto. Poi si torna a camminare. I piedi scalzi, i rosari in mano, le lodi sulla bocca.

Tanti giovani hanno accompagnato il quadro, qualcuno per la prima volta. Sui loro volti non c’è stanchezza, cammina il cuore insieme alle gambe e non si ferma. Passo dopo passo si chiedono grazie o si dice grazie perché finalmente si è riusciti a mantenere quella promessa, quel “voto” che la Madonna conserverà anche questa volta. Il sasso raccolto per la strada si poggia sulla pietra, su di essa viene appoggiato anche il quadricello. Poi si riprende il pellegrinaggio.

Si avvicina l’alba, lo sfavillio dei colori in cielo incanta e ricorda la bellezza della creazione. Manca ancora qualche chilometro. Il rettilineo e quella solita frase: «Adesso sembra che non arriviamo mai». Invece si arriva. Il promontorio abbraccia i pellegrini ed ecco il Santuario. La Regina arriva nella sua casa accolta da un lungo applauso. Qualche minuto di riposo e poi monsignor Angelo Panzetta, arcivescovo di Crotone e Santa Severina è pronto per celebrare la santa messa.

C’è tanta gratitudine nei cuori e lo ha ricordato nell’omelia della Santa Messa celebrata all’arrivo sul promontorio lacinio riferendosi al grande dono “per aver vissuto pienamente questa festa. Noi che siamo venuti fino a qui – ha ricordato – non abbiamo compiuto un atto pieno solo di tradizione ma soprattutto pieno di fede”. Migliaia di fedeli hanno camminato “nella notte verso l’aurora insieme a Maria, nel suo nome. Un cammino che ci ricorda che siamo un popolo che non è fatto per rimanere nelle tenebre ma nella luce.

Ed è Maria che ci indica la via, nella prova, nella difficoltà affinché tutti possiamo raggiungere la luce di Gesù”. Poi il presule ha spezzato la parola di oggi che ci mette davanti a una “esigente” riflessione. “Il cristianesimo – ha detto Panzetta – non è filosofia ma è l’incontro con Gesù risorto oggi”. Poi l’invito: “Il segreto della vita è l’amore. Veniamo riconosciuti cristiani dal nostro stile di vita e non dalle apparenze”.

I pellegrini tornano a casa con la gioia nel cuore, con la certezza di aver affidato all’intercessione della Madre di tutti le proprie intenzioni e anche quelle di chi non è riuscito a mettersi in cammino. Mentre nel cielo brilla un caldo sole i fedeli riposano. La giornata è ancora lunga e tuta da vivere. Siamo agli sgoccioli della festa. Ci si prepara per il rientro del quadricello che come ogni anno avviene via mare.

Tanti si radunano a Capocolonna presso il Santuario. Da lì l’effigie viene imbarcata, tra le lacrime benedette dal sole che si appresta a tramontare. Don Bernardino la alza in mezzo agli scogli, le tante barche che hanno deciso di “uscire” in mare l’accompagnano. Si sente il suono delle sirene, è il presagio dell’avvicinarsi del Quadro al porto. Intanto le strade si riempiono. Il lungomare cittadino brulica di gente.

Alle 21:00 circa la Madonna arriva sul porto e, sull’imbarcazione, la bandiera dell’Ucraina, segno di pace e accoglienza in questo momento difficile e particolare; vengono fatti volare nel cielo anche palloncini gialli e blu a testimonianza della vicinanza al popolo in guerra. In cielo volano anche i colori dei fuochi d’artificio, con i tradizionali spari e i volti rivolti verso il cielo, con l’applauso più bello per uno spettacolo tanto atteso dopo i due anni di pandemia.

Lo spettacolo pirotecnico è stato organizzato da Fenimprese Crotone in collaborazione con il patron del Crotone Calcio Gianni Vrenna e alcuni privati che hanno voluto contribuire a regalare qualche momento di felicità ai crotonesi.

Da lì di nuovo in processione, con la banda musicale e il clero crotonese. Si ritorna al Duomo dove ad attendere il corteo c’è l’Arcivescovo Angelo Panzetta: «Ho apprezzato la tenerezza filiale con la quale durante la processione in moltissimi, uomo e donne, anziani e giovani, hanno gridato “Viva Maria”, è un grido dell’anima del nostro popolo che esprime la gratitudine e l’amore verso di te, amata Vergine di Capo Colonna. Sono certo che questa espressione abbia scaldato il tuo cuore di Madre, oh capolavoro di Dio».
L’invocazione, sul sagrato del Duomo, è anche rivolta alla Santa Trinità, ha ribadito l’Arcivescovo, benedicendo le tante persone lì presenti.