Piscina Olimpionica, Giuseppe Cimini: «Facciamo vincere lo sport, non le contrapposizioni»
Il richiamo dello sportivo e associazionista crotonese: «Servono dialogo, responsabilità e soluzioni per tutelare famiglie, giovani e persone con disabilità»
"Lo sport crotonese non ha bisogno di contrapposizioni né di battaglie a colpi di comunicati stampa. Ha bisogno di responsabilità, dialogo e soluzioni." A intervenire sulla vicenda della Piscina Olimpionica Comunale “Giovanni Paolo II” è Giuseppe Cimini, sportivo crotonese e associazionista, da sempre impegnato sui temi legati allo sport, alla partecipazione e al bene comune. Una voce che invita ad abbassare i toni del confronto e a riportare al centro della discussione le esigenze di bambini, giovani, famiglie, atleti e persone con disabilità che quotidianamente vivono la struttura. Così scrive:
La vicenda che in queste settimane sta interessando la Piscina Olimpionica Comunale “Giovanni Paolo II” rischia di trasformarsi in un corto circuito istituzionale dal quale nessuno uscirà vincitore se il risultato finale sarà una riduzione delle attività, un aumento dei costi per le famiglie o, peggio ancora, l’allontanamento dalla vasca di giovani, atleti e persone con disabilità che ogni giorno trovano nella piscina uno spazio di sport, inclusione e benessere.
Perché dietro una tariffa, una corsia o un’ora di utilizzo ci sono persone.
Ci sono bambini che imparano a nuotare, ragazzi che crescono attraverso lo sport, atleti che si allenano, famiglie che fanno sacrifici e persone con disabilità per le quali entrare in acqua significa praticare sport, conquistare autonomia, socializzare e sentirsi pienamente parte della comunità. Ed è da loro che dobbiamo partire.
La comunità, le società sportive, il gestore e l’Amministrazione comunale condividono – o dovrebbero condividere – lo stesso interesse: mantenere viva, efficiente, sostenibile e accessibile una struttura che rappresenta un patrimonio dell’intera provincia.
Negli ultimi giorni il dibattito si è concentrato sulla legittimità e sulla rigorosa applicazione di delibere e tariffari approvati nel 2022 e successivamente aumentati con l’ultima delibera di settembre 2026.
Ma il 2022 appartiene a un contesto economico straordinario: la crisi energetica globale, le conseguenze del conflitto russo-ucraino e gli effetti ancora presenti della pandemia portarono i costi del gas e dell’energia elettrica a raggiungere livelli eccezionali.
Oggi il contesto è cambiato e la politica deve avere il coraggio di leggere il presente, non soltanto di applicare una tariffa utile esclusivamente ai bilanci e ai dirigenti.
Richiamare atti nati durante una fase emergenziale può essere formalmente corretto, ma non basta a risolvere il problema di oggi: garantire la sostenibilità di chi quotidianamente tiene viva la piscina attraverso tecnici, istruttori, atleti, bambini, giovani e persone con disabilità.
LA VERA SVOLTA È ABBATTERE I COSTI, NON AUMENTARE LE TARIFFE
Una piscina olimpionica con una vasca da 50 metri è inevitabilmente una struttura energivora e comporta costi di gestione importanti.
Ma continuare a cercare l’equilibrio economico aumentando esclusivamente il costo di utilizzo delle corsie significa spostare il problema sull’ultimo anello della catena: le associazioni sportive e, inevitabilmente, le famiglie.
La vera sfida deve essere strutturale.
Occorre puntare con decisione sull’installazione di impianti fotovoltaici, sull’efficientamento energetico della struttura e dei sistemi di riscaldamento dell’acqua e sull’intercettazione di fondi regionali, nazionali ed europei destinati alla transizione energetica degli impianti sportivi pubblici.
Investire oggi significa ridurre i costi di domani.
Significa rendere la piscina sostenibile senza gravare eccessivamente sulle casse comunali, sulle società sportive e, soprattutto, sugli utenti finali e sulle loro famiglie.
UN TAVOLO COMUNE. PERCHÉ QUI DEVE VINCERE CROTONE, DEVE VINCERE LO SPORT.
La risposta non può essere la rigidità delle posizioni. Deve essere il dialogo.
Comune, gestore e realtà sportive del territorio devono sedersi allo stesso tavolo e individuare formule sostenibili, agevolazioni e percorsi specifici per chi garantisce attività giovanile, continuità sportiva e, soprattutto, una fondamentale funzione sociale e inclusiva.
Una piscina olimpionica non è semplicemente un insieme di corsie da affittare.
È un presidio sociale. È salute. È prevenzione. È educazione. È aggregazione. È inclusione. È il luogo dove un bambino può scoprire uno sport, dove un giovane può trovare una strada positiva da seguire e dove una persona con disabilità deve poter praticare attività sportiva senza trovare nei costi una nuova barriera da superare.
Ed è proprio questo il punto che non possiamo dimenticare: le barriere dovremmo abbatterle, non crearne di nuove.
Credo nella sensibilità dell’Amministrazione comunale, nella responsabilità del gestore e nel lavoro quotidiano delle società sportive.
Adesso serve uno sforzo comune.
Perché davanti allo sport, ai nostri giovani, alle famiglie e alle persone con disabilità la burocrazia e i numeri non possono diventare un muro. Devono diventare un problema da risolvere insieme.
Facciamo vincere lo sport.
Facciamo vincere l’inclusione.
Facciamo vincere Crotone.
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