Più Europa in visita al carcere di Crotone: struttura al collasso tra sovraffollamento e personale insufficiente

Delegazione di +Europa denuncia condizioni drammatiche: celle sovraffollate, impianti fatiscenti e personale dimezzato

A cura di Redazione
30 agosto 2025 13:23
Più Europa in visita al carcere di Crotone: struttura al collasso tra sovraffollamento e personale insufficiente - casa circordariale crotone redazione
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Più Europa in visita al carcere di Crotone: struttura al collasso tra sovraffollamento e personale insufficiente

Nella giornata di mercoledì 27 agosto, una delegazione di +Europa ha visitato la Casa Circondariale di Crotone per incontrare la direzione, il personale e i detenuti. L’obiettivo è stato verificare le condizioni di vita all’interno della struttura e ascoltare le esigenze di chi vi opera quotidianamente. A guidare la visita sono stati la coordinatrice provinciale del partito, Mariasole Cavarretta e il presidente di +Europa Cassano All’Ionio, Ivan Papasso.

«Abbiamo trovato una realtà ai limiti del collasso. Turni massacranti, straordinari continui e condizioni igieniche precarie minano sicurezza, dignità e diritti fondamentali. È urgente un intervento immediato delle istituzioni per riportare il carcere a livelli minimi di funzionalità» dichiarano Cavarretta e Papasso.

Sovraffollamento e degrado

La condizione di sovraffollamento dell’istituto di Crotone è grave: 120 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 99 posti. Le celle, in media, ospitano da 4 a 6 persone, pur essendo progettate per due soli posti letto, e risultano spesso prive di ventilazione sufficiente, aggravando le condizioni durante i mesi estivi e costringendo le persone detenute ad acquistare dei ventilatori, a proprie spese. Ogni camera detentiva è dotata di un bagno separato e di doccia, ma la situazione idrica peggiora le condizioni igieniche.

«La situazione a Crotone è drammatica e non più sostenibile. Ogni giorno personale e detenuti affrontano condizioni che minano sicurezza, salute e diritti fondamentali. Serve un piano urgente e strutturale, non soluzioni tampone», commentano Cavarretta e Papasso.

Impianto idrico a vista e rischio elettrico

Uno degli aspetti più allarmanti emersi durante la visita, è l’inefficienza dell’impianto idrico, che risulta datato e soggetto a frequenti guasti. Le tubature, completamente a vista e non murate, sono danneggiate e usurate, soggette a continua manutenzione, segno evidente della loro fragilità strutturale. In caso di un guasto grave o di una improvvisa pressione dell’acqua — eventualità non remota, considerata la cronica carenza idrica che affligge la città di Crotone — si rischierebbe di dover procedere a un’evacuazione d’emergenza, che non sarebbe necessaria se l’impianto fosse correttamente collocato e protetto. La fornitura d’acqua è irregolare, insufficiente e compromette la vita quotidiana dei detenuti.

La carenza idrica sommata all’inadeguatezza dell’impianto rappresenta un problema strutturale di sicurezza sanitaria, che richiede un intervento urgente di manutenzione e ammodernamento. Una così grave criticità amplifica il rischio sanitario, soprattutto in un contesto di sovraffollamento e con detenuti che soffrono di patologie croniche.

A rendere la situazione ancora più critica, in alcuni spazi dell’istituto sono stati notati cavi elettrici scoperti, senza protezione, collocati nello stesso punto delle tubature dell’acqua. In caso di perdite o di scoppio di una tubatura, il rischio di cortocircuiti o incendi sarebbe altissimo, con conseguenze potenzialmente incalcolabili per la sicurezza di detenuti e personale.

Carenza di personale e sicurezza compromessa

Il personale attuale della Polizia Penitenziaria ammonta a 50 unità effettive, rispetto alle 85 previste dal piano organico. Questa carenza costringe il personale a turni massacranti e a straordinari continui, aumentando il rischio di incidenti e tensioni all’interno dell’istituto.

Assistenza sanitaria e bisogni speciali senza risposte

La visita ha fatto emergere una grave inadeguatezza dell’assistenza sanitaria complessiva all’interno della Casa Circondariale di Crotone. L’istituto non è dotato di un reparto sanitario vero e proprio, come avviene in altre strutture penitenziarie. Questo rende impossibile la gestione separata e protetta di casi clinici complessi, siano essi psichiatrici o di natura infettiva. L’infermeria risulta sostanzialmente sempre chiusa. L’assenza di personale dedicato in pianta stabile impedisce una presa in carico tempestiva anche di patologie comuni, costringendo spesso a ricorrere a trasferimenti esterni o, peggio, a lasciare i detenuti senza cure immediate.

Altra criticità riscontrata riguarda la mancanza di un reparto di isolamento. Questo significa che attualmente, se ci fosse un detenuto con una malattia trasmissibile come la scabbia, non potrebbe essere messo in sicurezza, con il rischio concreto che l’intera popolazione carceraria verrebbe esposta al contagio. Una lacuna che non solo viola i diritti fondamentali alla salute, ma rappresenta anche un problema di sanità pubblica.

Tutto questo non fa che aggravare ultriormente la situazione, generando episodi di aggressione sia tra i detenuti che verso il personale di Polizia Penitenziaria.

Stanza per i colloqui legali

La stanza dedicata ai colloqui legali si è rivelata insufficiente e inadeguata: troppo piccola per ospitare un numero di incontri compatibile con le esigenze dei detenuti, priva di privacy e di spazi minimi per garantire riservatezza e concentrazione. Questa situazione compromette il diritto alla difesa, rallentando la comunicazione tra detenuti e avvocati e creando disagi sia per i professionisti sia per le persone detenute.

Assenza di attività formative e laboratori inutilizzati

La struttura dispone di spazi ampi e ben mantenuti, con laboratori di falegnameria, fabbro e vetreria dotati di macchinari professionali di alto livello. Tuttavia, questi ambienti restano inutilizzati per l’assenza di enti formatori disponibili ad attivare progetti e, soprattutto, per la mancanza cronica di fondi da parte del Ministero e degli enti locali.

Una situazione paradossale: le potenzialità esistono, ma senza risorse e senza sinergie con il territorio restano bloccate, alimentando l’inattività e la frustrazione della popolazione detenuta.

È stata inoltre segnalata la quasi totale assenza di una rete di volontari e ministri di culto, che in altri istituti rappresentano un presidio prezioso di sostegno umano e spirituale. Anche in questo caso, la mancanza di finanziamenti e di un coordinamento con il mondo del volontariato impedisce di attivare iniziative che potrebbero fare la differenza.

Le richieste di +Europa

Per affrontare la crisi, +Europa ha chiesto interventi urgenti e strutturali:

  • Rafforzamento immediato dell’organico, portando gli agenti almeno alle 85 unità previste, ridefinendo i parametri in base alle esigenze reali.
  • Ristrutturazione urgente delle celle, dei servizi e dell’impianto idrico, garantendo acqua continua e sicura.
  • Potenziare l’assistenza sanitaria, garantendo la presenza di medici e infermieri adeguati e un supporto psichiatrico efficace.
  • Attivazione di corsi culturali e professionali e rilancio dei laboratori, favorendo collaborazione con enti formatori e imprese locali.

Un problema che riguarda l’Italia intera

La situazione della Casa Circondariale di Crotone non è soltanto un problema locale, ma il simbolo di una crisi sistemica che investe l’intero sistema penitenziario italiano. Sovraffollamento, carenza di personale, strutture fatiscenti e assenza di fondi per attività rieducative sono elementi ricorrenti in molte carceri del Paese.

A Crotone, però, la combinazione di questi fattori ha raggiunto livelli che mettono a rischio non solo la dignità e i diritti delle persone detenute, ma anche la sicurezza degli agenti e la salute pubblica.

Come sottolineato da Mariasole Cavarretta e Ivan Papasso, la questione non può più essere relegata a emergenza straordinaria:

«Il carcere di Crotone è lo specchio del fallimento di un intero modello — dichiarano Cavarretta e Papasso — e non possiamo più accettare che il diritto alla sicurezza e alla dignità venga sacrificato sull’altare dell’indifferenza politica».

«Il carcere non può continuare a essere un’emergenza ignorata. Deve tornare al centro dell’agenda politica come questione di civiltà, diritti umani e sicurezza sociale». Per la delegazione di +Europa la questione non riguarda solo la logistica ma la tenuta democratica del Paese:

«La Costituzione è chiara: la pena deve tendere alla rieducazione. Quando mancano organico, spazi adeguati e assistenza sanitaria, viene meno il senso stesso della pena. Il carcere non può essere una discarica sociale, deve restare parte della società».

Cavarretta e Papasso concludono con una richiesta precisa:

«Serve un piano straordinario per il carcere di Crotone: rinforzo immediato dell’organico, manutenzione e adeguamento strutturale, più opportunità formative per i detenuti e un tavolo permanente con Ministero e sindacati. Non possiamo più voltare lo sguardo altrove».

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