Precetto pasquale a Santa Severina, Torriani: "La divisa sia luce"

Celebrazione interforze nella Concattedrale, l’Arcivescovo richiama al valore umano e al servizio: “Non solo ruolo, ma storie e responsabilità”

A cura di Redazione
31 marzo 2026 20:15
Precetto pasquale a Santa Severina, Torriani: "La divisa sia luce" -  Foto Uff. Stampa Diocesi di Crotone
Foto Uff. Stampa Diocesi di Crotone
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Nella Concattedrale di Santa Severina, tra uniformi schierate e istituzioni presenti, il Precetto pasquale interforze si è trasformato in un momento di riflessione profonda sul senso del servizio e della fragilità umana. A presiedere la celebrazione è stato l’arcivescovo di Crotone, monsignor Alberto Torriani, davanti al Prefetto di Crotone, ai vertici delle forze dell’ordine, ai sindaci di Crotone, Vincenzo Voce, e di Santa Severina, Salvatore Giordano, insieme ai cappellani e alle associazioni combattentistiche e d’arma.

Nel cuore della liturgia, il Vangelo ha offerto lo spunto per una meditazione intensa sulla solitudine di Cristo, tradito e non compreso proprio nel momento più delicato. Un’immagine che il presule ha legato direttamente alla vita quotidiana degli uomini e delle donne in divisa, chiamati a operare spesso in contesti difficili, tra responsabilità e silenzi interiori.

«Gesù sperimenta la solitudine: tradito, frainteso, non compreso. È un’esperienza che non è lontana dalla nostra vita», ha sottolineato l’arcivescovo, richiamando il valore umano che si cela dietro ogni uniforme.

Il messaggio si è poi allargato al significato più profondo del servizio nelle forze dell’ordine, andando oltre il ruolo istituzionale. «Ciascuno di voi non è solo una divisa, ma una storia fatta di affetti, di legami, di attese. Una storia attraversata anche da paure e domande che spesso restano in silenzio», ha evidenziato mons. Torriani, descrivendo una comunità fatta di persone prima ancora che di funzioni.

L’immagine del “concerto” è diventata la chiave simbolica dell’omelia: tante vite, tanti ruoli, chiamati a trovare armonia anche nei momenti di tensione. «Quando non si perde il senso dell’insieme nasce un’armonia, ma ci sono momenti in cui tutto si incrina, in cui ci si sente soli o non compresi», ha osservato, collegando questa esperienza alla notte evangelica vissuta da Cristo.

Particolarmente significativo il passaggio sul valore della divisa, riletta non come elemento di distanza ma come possibilità di relazione. «Se la divisa divide, crea distanza. Se invece rende riconoscibile un servizio, allora diventa un ponte», ha affermato l’arcivescovo, richiamando il passo di Isaia “Ti renderò luce delle nazioni”.

Un invito chiaro a incarnare i valori, oltre ogni simbolo esteriore: «Essere luce significa essere riconoscibili non solo per ciò che si indossa, ma per ciò che si è. La divisa non copre l’umanità, ma la custodisce».

Il cuore del messaggio si è concentrato proprio su questo equilibrio: unire giustizia e umanità, autorità e servizio, fermezza e rispetto. «Vestiti siete tutti uguali, ma i vostri volti sono unici», ha ricordato, sottolineando la responsabilità personale che accompagna ogni ruolo.

Infine, lo sguardo alla Pasqua come luce nelle difficoltà: «Che la vostra divisa non sia solo un segno esteriore, ma una forma di luce. Una luce che non divide, ma orienta. Anche nella notte»

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