Quindici euro per dodici ore di lavoro al giorno: scattano le manette per i “caporali”

Quindici euro per dodici ore di lavoro al giorno: scattano le manette per i “caporali”

“Quindici euro per dodici ore di lavoro, di quello faticoso e durissimo nei campi. E’ questo il prezzo dello sfruttamento nel 2022, una realtà inquietante che si staglia davanti agli enormi passi in avanti della tecnologia anche a sostegno delle pratiche agricole e soprattutto alla normativa improntata nella direzione della tutela e della sicurezza dei lavoratori. Ancora una volta a richiamare l’attualità di fatti drammatici come quelli emersi tra le province di Cosenza, Matera e Crotone è l’operato delle forze dell’ordine e della magistratura che hanno portato all’arresto di 15 persone accusate di sfruttamento del lavoro, minacce ed estorsioni. Ma quello che colpisce e deve fare riflettere è che le indagini sono scaturire dalle denunce dei lavoratori”. E’ quanto afferma il segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese.

Quindici  misure cautelari (sei persone in carcere e nove ai domiciliari) ed sequestro di 10 aziende (4 persone giuridiche e sei ditte individuali), quattro delle quali in provincia di Cosenza, cinque nel crotonese ed una in provincia di Matera.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Castrovillari su richiesta della Procura della Repubblica.  I braccianti sono  di nazionalità nigeriana, gambiana e rumena.  L’inchiesta è scaturita da un’indagine dei carabinieri di Mirto Crosia, e ha permesso di portare alla luce il fenomeno dell’impiego di lavoratori in condizioni illecite da parte di aziende dislocate in Calabria (tra cosentino e crotonese) e in Basilicata (materano). Gli investigatori hanno preso in esame la condotta degli indagati nell’arco del periodo 2018-2021 attraverso le denunce delle vittime, accertando il ricorso a minacce, anche di morte e atti di violenza

“Il coraggio dei lavoratori sfruttati e minacciati richiama tutti alle proprie responsabilità: le istituzioni, le forze politiche e i sindacati – afferma ancora Scalese -. Alla risposta giudiziaria messa in campo in seguito alle denunce, deve corrispondere un impegno finalizzato alla prevenzione alimentato dalla capacità di ascolto e di intervento. Un monitoraggio civico che deve influire sulla cultura del rispetto: ne va della dignità delle persone che lavorano che non possono considerate solo come unità di produzione. Ciascuno per la propria parte, insomma, deve intervenire sulla capacità di ascolto per captare il disagio e la paura, affiancando con coraggio chi denuncia. Anche questo è un dovere civico e un contrasto allo sfruttamento”.