Reggio Calabria ha accolto il suo nuovo pastore don Fortunato

Reggio Calabria ha accolto il suo nuovo pastore don Fortunato

Oggi, sabato 12 giugno, monsignor Fortunato Morrone ha fatto il suo ingresso solenne nell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova.

La celebrazione si è tenuta presso la Basilica Cattedrale:  «Aiutatemi a non spadroneggiare sulla vostra fede, ma ad essere autentico servitore e collaboratore della vostra unica gioia, Cristo Gesù». Ha la voce carica di emozione monsignor Fortunato Morrone quando parafrasa il motto scelto per il ministero episcopale (Adiutores Gaudii Vestri): il nuovo arcivescovo di Reggio Calabria – Bova ha ricevuto l’abbraccio della comunità diocesana in occasione del suo ingresso solenne di oggi. Nonostante le limitazioni dovute al contenimento epidemiologico da Covid-19, i sentimenti di gratitudine al Signore sono rimasti immutati.

Di buon mattino, monsignor Morrone ha voluto affidare il suo ministero episcopale in riva allo Stretto alla Madonna della Consolazione, patrona della Chiesa reggino bovese. L’ingresso solenne nell’arcidiocesi è iniziato fuori dalla Basilica Cattedrale dove l’arcivescovo Morrone, tolta la mitra, ha baciato il Crocifisso sorretto dalle mani del Decano del Capitolo metropolitano, monsignor Antonino Denisi.

Dopo la fine del saluto di monsignor Santoro, il cancelliere della Curia arcivescovile, don Francesco Velonà, ha dato lettura della Lettera apostolica di papa Francesco con la quale il Santo Padre ha nomina monsignor Fortunato Morrone come arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. A questo punto, l’arcivescovo emerito, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha annunciato all’assemblea l’insediamento del nuovo arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria-Bova consegnando il Pastorale nelle mani di monsignor Fortunato Morrone, il quale è salito alla cattedra. Durante il canto Christus vincit intonato dal coro della Cattedrale, i rappresentanti del clero, dei religiosi, delle religiose e del laicato sono salite alla cattedra per rendere riverenza al nuovo arcivescovo.

I profeti Isaia (Is 61,9-11) e Samuele (Sam 2,1.4-8) e l’apostolo Paolo (Cor 5,14-21), fondatore dell’arcidiocesi reggina, hanno “accompagnato” la liturgia della Parola fino alla proclamazione del Vangelo secondo Luca (Lc 17,5-10). Dopo l’ascolto delle letture, monsignor Morrone ha letto l’omelia (clicca qui per leggere la versione integrale) dalla cattedra: «Mi sento a casa, con voi, uno di voi, in questa bellissima e maestosa cattedrale, quasi architettonicamente custoditi perché possiamo gustare e celebrare, in questa santa liturgia, il mistero della fede: l’annuncio gioioso, la bella e insuperabile notizia che in Gesù siamo tutti, nessuno escluso, amati da morire». E ancora: «La gioia di appartenere al Signore senza alcun merito, divampata nel cuore di San Paolo lo ha spinto a portare la lieta novella di Cristo sino ai confini della terra. Questa Chiesa non è forse figlia di questo fuoco paolino generato dello Spirito?».

Nel corso dell’omelia, Morrone ha aggiunto: «Abbiamo una grande eredità: non mortifichiamo la fiamma di questa fede che ha già spostato in questa diocesi le montagne. San Gaetano Catanoso, monsignor Giovanni Ferro, don Domenico Farias, Maria Mariotti, don Italo Calabrò, Franca Maggioni Sesti, suor Antonietta Castelliti, per citarne alcuni, non sono forse scintille di questo fuoco dello Spirito che come luce gentile ancora ci guida e rischiara il nostro cammino e ci sollecita ad osare di più dietro Gesù?».

Spiega l’arcivescovo di Reggio – Bova: «La fede di questi testimoni è stata convincente e generativa perché sull’esempio luminoso della Vergine Maria, hanno posto il loro umano humus a totale servizio del Signore ben consapevoli che in loro, come in Maria, l’Onnipotente avrebbe operato grandi cose». Poi la conclusione del presule pitagorico: «Coraggio popolo santo, chiesa di Dio in Reggio Bova, facciamo tesoro di tanta ricchezza, orgogliosamente responsabili di tanta bellezza, per essere anche noi concreta benedizione per tutti, nessuno escluso. Aiutatemi, pertanto, a non spadroneggiare sulla vostra fede, ma ad essere autentico servitore e collaboratore della vostra unica gioia, Cristo Gesù».

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