San Francesco: un quartiere che si è aperto all’intera città

San Francesco: un quartiere che si è aperto all’intera città

Il rione crotonese, con i suoi 12 mila abitanti, si presenta con un nuovo volto, fatto di vivacità sociale. Tanto però c’è da fare per migliorarne la vivibilità

Torniamo a raccontare i quartieri della città di Crotone. Attraverso le parole di chi li vive, abitanti e parroci, CrotoneOk torna a fotografare i rioni crotonesi che, tra passato, presente e futuro, narrano storie, traguardi, vittorie ma anche sconfitte.

Questa settimana abbiamo incontrato don Antonio Arcuri, parrocco, insieme a don Stefano Cambria, della parrocchia del Sacro Cuore, situata nel quartiere. Con i suoi 12mila abitanti, San Francesco è uno dei quartieri più popolosi della città di Crotone. Da via Giovanni Paolo II e fino a Gabbelluccia, il rione abbraccia una fetta importante della popolazione crotonese.

Da zona periferica, oggi il rione si presenta con un volto nuovo rispetto al passato, segno che chi lo vive ha saputo cogliere le opportunità che l’espansione della zona, sia in termini residenziali che di vivibilità, è riuscita, non senza fatica, ad offrire. Opportunità che però, qui, sono state create, passo dopo passo, dai residenti stessi e che grazie anche alla presenza di una parrocchia viva, hanno trovato espressione soprattutto nel sociale.

«La nostra – spiega don Antonio – è una parrocchia vivace, bella da vivere, ma ci vuole più impegno. I residenti di questo quartiere hanno un grande potenziale ma sono poco esortati a metterlo in atto. Qui, come in tutta la città, non si ha la capacità di incanalare un cambiamento che è però necessario».

Un’evoluzione indispensabile e doverosa che secondo don Antonio deve partire dal basso, dalla formazione che, legata all’evangelizzazione, può diventare atto concreto anche e soprattutto per i cristiani. «Noi puntiamo molto sull’ampliamento della dimensine culturale. Nella nostra parrocchia offriamo servizio di doposcuola e apriamo le porte del nostro oratorio ai più giovani. Siamo certi che dalla cooperazione e dall’incontro si possa costruire tanto».

San Francesco, proprio attraverso l’opera parrocchiale, è impegnata attivamente anche nel sociale. Proprio nel quartiere, nel 1997, nasce da un gruppo di volontari appartenenti alla Parrocchia S. Cuore e dalla Congregazione delle Suore della Divina Volontà, il centro Noemi che ha come obiettivo finale della propria azione, costruire una realtà sociale e culturale in cui vengano garantiti e tutelati i diritti e l’integrazione dei minori, adolescenti, giovani, adulti, anziani, anche immigrati di qualsivoglia nazionalità – con o senza cittadinanza italiana -, religione, gruppo e appartenenza, con una particolare attenzione ai minori, alle giovani donne e alle famiglie, promuovendo così una migliore qualità di vita familiare, sociale e le pari opportunità. Una realtà che scavalca i confini del rione aprendosi all’intera comunità cittadina. Tante positività nate a San Francesco, un quartiere che subisce ancora gli effetti dell’inquinamento: «Un aspetto – spiega don Antonio – che ha bisogno di essere affrontato».

Il riferimento è anche alla presenza, nel quartiere, della scuola San Francesco, inclusa nel 2017 nel perimetro del Sin. I cittadini però, devono fare i conti anche con problemi che riguardano al sciurezza e le strade.

In via Leonardo Sciascia, ad esempio, tra cavi dell’utenza elettrica “penzolanti” e un manto stradale ormai usurato e da rifare, regnano incuria e degrado. Lo avevamo denunciato nel mese di luglio proprio dalle pagine del nostro giornale, spinti dalle segnalazioni di alcuni residenti. Situazione critica anche nei pressi del fiume Esaro dove la presenza di molte buche rende percolosa la percorribilità. mancanza di sicurezza anche lungo il corso d’acqua che non è recintato e che potrebbe rappresentare un pericolo per l’incolumità dei tanti ragazzi e bambini che giocano per strada.