Sanità, in Calabria ticket più alti e liste d'attesa lunghe anche due anni

Il costo delle cure aumenta mentre restano le difficoltà di accesso alle prestazioni

A cura di Redazione
25 settembre 2026 15:01
Sanità, in Calabria ticket più alti e liste d'attesa lunghe anche due anni - Foto: Redazione
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Calabria - Liste d’attesa che possono arrivare a mesi o anni, prestazioni dichiarate indisponibili in tutta la regione e costi sempre più alti per i cittadini. È il quadro della sanità calabrese denunciato da Rosellina Madeo, vicepresidente della Commissione Sanità, che parte da una situazione concreta vissuta quotidianamente dai cittadini: la difficoltà di riuscire ad accedere alle cure senza essere costretti a spostarsi fuori regione. “Pagare di più per avere di meno”, è la sintesi scelta da Madeo, che racconta anche il paradosso di trovarsi davanti, al momento della prenotazione, alla dicitura di una prestazione “indisponibile”, non soltanto nel proprio territorio ma addirittura “in tutta la regione”. Una situazione che, sottolinea, non nasce da una rappresentazione pessimistica della Calabria: «Siamo Calabresi, viviamo il territorio e amiamo la Calabria». Proprio per questo, aggiunge, è necessario guardare ai dati con obiettività, perché «solo affrontando le criticità con un approccio scientifico è possibile trovare soluzioni concrete a lungo termine».

Liste d’attesa e ticket: “Cosa stiamo pagando allora esattamente?”

Nel mirino finiscono soprattutto i tempi necessari per accedere alle prestazioni sanitarie. Secondo la nota, alcuni esami diagnostici non invasivi e di routine richiedono «almeno sei mesi di attesa quando sono ‘celeri’», mentre in altri casi si arriva a due anni o alla totale indisponibilità della prestazione. A questo si aggiunge il tema dei ticket. Madeo evidenzia come la Calabria registri, secondo i dati richiamati nella nota, il tetto massimo più alto della spesa, pari a 45 euro contro i 36 della media italiana. Una situazione che, secondo la vicepresidente della Commissione Sanità, si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà del sistema regionale, ancora alle prese con le liste d’attesa e con una mobilità sanitaria passiva che, viene sottolineato, supera i 300 milioni di euro. Da qui la domanda: «Cosa stiamo pagando allora esattamente?». La denuncia riguarda anche il ricorso crescente alla sanità privata. «Dove il pubblico arretra, il privato avanza», sostiene Madeo, evidenziando come chi può permettersi di pagare una prestazione scelga il privato per evitare i tempi di attesa, mentre chi non dispone delle risorse economiche rischia di rinunciare alle cure.

“La Calabria capofila di una pericolosissima classifica al contrario”

La parte finale della nota assume un tono politico e riguarda il futuro della sanità regionale. La fine del commissariamento, presentata come una svolta, viene messa a confronto con la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini. «Se la fine del commissariamento è stata sbandierata come la grande svolta, sul territorio, per chi vive giornalmente le difficoltà legate a una regione non collegata dove mancano trasporti e servizi, si parla invece di continuità. Ad oggi solo più cara e dove il pubblico arretra, il privato avanza. Chi può permettersi di effettuare una prestazione a pagamento, visti i tempi biblici delle nostre strutture, sceglie il privato mentre chi non può rinuncia alle cure. Anche qui noi arriviamo primi, superando la media nazionale di chi per mancanza di mezzi è costretto a rinunciare alla salute». Da qui la definizione della Calabria come «capofila di una pericolosissima classifica al contrario». La vicepresidente della Commissione Sanità respinge inoltre l’idea che si tratti semplicemente di una narrazione negativa e parla di «presa di coscienza di una situazione che va affrontata con responsabilità e scelte concrete». La nota si chiude con un affondo sulla scelta del presidente della Regione di firmare le pre-intese sull’autonomia differenziata: «Scelte ben distanti da quella fatta dal Presidente della Regione che, con questi dati, ha deciso lo stesso di firmare».

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