Sanremo, l’attrice Lorena Cesarini rompe il tabù del razzismo

Sanremo, l’attrice Lorena Cesarini rompe il tabù del razzismo

Io resto nera. Perché c’è gente che ha problemi col mio colore della pelle?” Ha pianto con le lacrime ieri sera, sul palco dell’Ariston, la giovane attrice e modella nata a Dakar da madre senegalese e padre  italiano Lorena Cesarini,  protagonista con un monologo sul razzismo: “Non avevo mai avuto problemi fino ad oggi, ma dopo l’annuncio della mia presenza al Festival me ne hanno dette tante“.

A 34 anni scopro che non è vero che sono una ragazza italiana come tante”.  Cresciuta a Roma, ha conseguito la laurea in storia contemporanea, lavorando poi presso l’archivio centrale dello stato   continuando a studiare recitazione: Vi leggo alcune frasi che sono uscite sui social: ‘Non se lo merita, l’hanno chiamata lì perché è nera’… ‘Forse l’hanno chiamata per lavare le scale e annaffiare i fiori…'”, ha continuato.

E’ diventata famosa per la sua parte nella serie tv “Suburra”. Per spiegare alla platea cosa ha provato,    ha preso con se il libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, pubblicato nel 1998: la figlia Mérième gli fa una domanda “babbo che cos’è il razzismo?” e lui risponde “tra le cose che ci sono al mondo è la meglio distribuita, tanto da diventare ahimè banale, consiste nel manifestare diffidenza verso persone che hanno caratteriste fisiche e culturali diverse dalle nostre. Un bambino ripete quello che dicono i suoi parenti, tutto dipende dell’educazione, sia a scuola che a casa. Il razzismo non ha alcuna base scientifica, esiste un solo genere umano, che ha sangue della stessa tinta, indipendentemente dal colore della pelle, perché un uomo è uguale a un uomo”. La figlia gli chiede se i razzisti possono guarire e lui “La guarigione dipende da loro, se sono capaci di mettere in discussione se stessi o no, perché quando uno riesce ad uscire dalle sue contraddizioni va verso la libertà”. La cosa più importante per me quindi è la libertà, quella dagli insulti e dai giudizi, e mi auguro come Mérième di non perdere mai questa curiosità perché è quello che mi rende libera, più matura di molti altri adulti”.