Sempre più biglietti di sola andata, Crotone perde i suoi giovani

La Calabria continua a svuotarsi. Persi migliaia di giovani in sei anni. Crotone e Reggio maglie nere di un fenomeno che arricchisce solo il nord

A cura di Redazione
23 giugno 2026 07:00
Sempre più biglietti di sola andata, Crotone perde i suoi giovani -
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Crotone – Una valigia piena di sogni, progetti e curriculum. Un biglietto troppo spesso di sola andata, tante speranze ma anche il rammarico di non poter rimanere nel luogo dove si è nati. La fuga dei giovani dal Mezzogiorno continua a rappresentare una delle principali emergenze demografiche e sociali del Paese. A certificarlo è un'elaborazione del Sole 24 Ore sui dati Istat, secondo cui dal 2019 al 2026 il Sud Italia ha perso oltre 313 mila residenti nella fascia d'età compresa tra i 18 e i 35 anni, registrando una diminuzione del 7,6%. Nello stesso periodo, il Nord ha invece visto crescere la propria popolazione giovanile del 4,8%, guadagnando quasi 240 mila under 35.

La Calabria tra le regioni più interessate dal fenomeno

Tra le regioni maggiormente interessate dal fenomeno c'è la Calabria, che continua a fare i conti con una costante emorragia di giovani, attratti dalle opportunità lavorative, formative e professionali offerte dalle aree più dinamiche del Paese.

I dati provinciali delineano un quadro particolarmente preoccupante. Reggio Calabria figura tra le province italiane con la maggiore contrazione della popolazione giovanile, registrando un calo dell'11,9% negli ultimi sei anni. Ancora più marcata la diminuzione a Crotone, dove la perdita raggiunge il 12,1%, collocando il territorio tra quelli maggiormente colpiti a livello nazionale.

La tendenza interessa però l'intera regione. Catanzaro perde l'11% dei suoi giovani residenti, Cosenza il 9,3% e Vibo Valentia l'8%. Numeri che confermano una difficoltà strutturale nel trattenere le nuove generazioni e nel creare condizioni favorevoli per il loro futuro.

Secondo il Sole 24 Ore, il fenomeno non riguarda soltanto la quantità dei giovani che lasciano il Sud, ma anche la qualità dei profili in uscita. A trasferirsi sono sempre più spesso laureati, professionisti e lavoratori qualificati, alimentando il cosiddetto "brain drain", la fuga dei cervelli che impoverisce ulteriormente il tessuto economico e sociale dei territori di origine.

All'opposto, le province che registrano i maggiori incrementi di popolazione giovanile sono quasi tutte concentrate nel Nord Italia. Gorizia, Genova, Bologna, Pavia e Reggio Emilia guidano la classifica delle aree più attrattive grazie a mercati del lavoro dinamici, una forte presenza universitaria e una maggiore capacità di offrire prospettive occupazionali stabili.

Per la Calabria il dato assume un significato ancora più rilevante alla luce della crisi demografica che da anni interessa la regione. La diminuzione della popolazione giovane si traduce infatti in un progressivo invecchiamento della società, in una riduzione della forza lavoro disponibile e in una minore capacità di innovazione e crescita economica.

La sfida per le istituzioni regionali e nazionali resta quella di creare condizioni capaci di invertire la rotta: investimenti, occupazione qualificata, servizi efficienti e sostegno all'imprenditoria giovanile rappresentano le leve principali per trattenere i talenti e restituire prospettive alle nuove generazioni calabresi.

I numeri fotografano una realtà ormai consolidata, senza interventi strutturali, la Calabria rischia di continuare a perdere una delle sue risorse più preziose, i giovani.

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