Smart Cities: la città del futuro è più vicina di quanto si pensi

Smart Cities: la città del futuro è più vicina di quanto si pensi

La città del futuro presente nell’immaginario comune è forse più vicina di quanto si pensi, e sta evolvendo fortemente, in termini di sviluppo e fornitura di servizi digitali avanzati: dai sensori per i parcheggi alle telecamere per il people counting, dai sistemi di illuminazione intelligente a sistemi di monitoraggio del traffico, dell’illuminazione e della qualità dell’aria.

Lo sviluppo delle smart cities in Italia è infatti a buon punto, soprattutto per i grandi comuni del Nord. Tuttavia, si delinea un quadro di luce e ombre: le risorse messe a disposizione dal PNRR per la digitalizzazione sono sufficienti e gli obiettivi chiari, ma sono diverse le criticità rilevate, tra le quali la più decisiva è certamente la scarsità di competenze.

Nella pubblica amministrazione anche locale c’è bisogno di tre azioni principali: procedere all’assunzione di personale con expertise più tecnica e specialistica rispetto a quella attuale, provvedere al reskilling e all’upskilling del personale attualmente in servizio e puntare alla collaborazione con le aziende attraverso forme di partenariato pubblico privato.

Sono questi alcuni dei temi che emergono dallo studio dal titolo ‘Smart Cities, a che punto siamo nel percorso verso città a prova di futuro’ realizzato nell’ambito di Futur#Lab, il progetto promosso dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e WINDTRE, in collaborazione con Join Group e con la partnership di Ericsson e Inwit.

Indietro i Comuni più piccoli

Tra le misure previste dal PNRR, il tema smart city appare piuttosto trasversale.

Se stimoli e misure sono presenti in tutte le missioni, maggior spazio ed impatto sulle città intelligenti è rinvenibile, in particolare, nelle Missioni 1 e 2. Partendo dalla Missione 1, la componente C1 ‘Digitalizzazione della P.A.’, nell’accelerare il processo di digitalizzazione attraverso la migrazione delle amministrazioni al cloud, la spinta all’interoperabilità dei dati, il focus sulle competenze di cittadini e dipendenti pubblici, va ad incidere su quelli che paiono essere alcuni degli elementi imprescindibili per la creazione e lo sviluppo di smart cities. È stato osservato, infatti, che molti cittadini ancora non possiedono le competenze digitali necessarie per poter fruire dei servizi in rete offerti dagli enti pubblici. I pareri delle città interpellate sono unanimi sul fatto che le risorse messe a disposizione dal Piano per la digitalizzazione sono sufficienti e ci sia chiarezza su come utilizzarli. A tal proposito, un aspetto evidenziato riguarda la gestione dei bandi e dei finanziamenti da parte dei Comuni più piccoli, che spesso sono anche quelli che registrano progressi più lenti in ambito digitalizzazione. Dalle rilevazioni è emerso che, sebbene i recenti bandi per la digitalizzazione dei servizi siano meno adatti alle esigenze dei Comuni di dimensioni maggiori, per quelli più piccoli l’approccio maggiormente standardizzato che è stato scelto dal Governo facilita l’adozione e la diffusione delle tecnologie innovative anche da parte di enti che generalmente incontrano difficoltà nella predisposizioni di tali progetti, in particolare per la mancanza di competenze interne atte a favorire la partecipazione ai bandi e per l’implementazione delle innovazioni.

Fonte: Agenzia Dire