Sorveglianza Covid, attività dell’Arpacal sulle acque reflue

Sorveglianza Covid, attività dell’Arpacal sulle acque reflue

Arpacal, a partire da martedì 1 marzo, sulla base del protocollo indicato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha iniziato le attività di bio sorveglianza che hanno lo scopo di mettere in evidenza l’eventuale presenza di SarsCoV2, agente patogeno della COVID-19, nelle acque che giungono ai depuratori. Il personale ha, infatti, proceduto a posizionare negli impianti di depurazione le apparecchiature per il prelievo dei reflui che saranno campionati e analizzati dai biologi nei laboratori Arpacal.

Si tratta di un progetto del Ministero della Salute e realizzato dalle agenzie regionali di protezione ambientale esperte nel monitoraggio delle acque reflue.

“Monitorare l’eventuale presenza del virus – spiega Michelangelo Iannone, ricercatore, medico e direttore scientifico dell’Arpacal – consente di verificare l’efficacia delle misure di prevenzione e l’eventuale ritorno della patologia”.

Dunque, i tecnici di Arpacal effettueranno un prelievo di materiale refluo che giunge ai depuratori prima che questo venga depurato.
Successivamente, applicando delle tecniche di biologia molecolare, verificheranno con specifiche analisi di laboratorio, la presenza o meno del virus responsabile della COVID-19 (Virus SARS-CoV-2).

I dati processati nei laboratori Arpacal verranno inviati alla rete di sorveglianza istituita presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Quest’ultimo considera che l’epidemiologia delle acque reflue sarebbe in grado di anticipare di 7 o addirittura 14 giorni l’andamento della curva delle nuove infezioni. Si tratta, quindi, di uno strumento essenziale per rilevare potenziali rischi e identificare nuovi focolai sul nascere.