Steccato di Cutro, don David Fiore: «Non possiamo abbassare gli occhi»
Nella chiesa del Santissimo Crocifisso la celebrazione per le 94 vittime, presenti autorità civili e militari
«La liturgia di oggi ci faceva rientrare in questo tempo di Quaresima col Vangelo di Matteo che proprio oggi ci metteva davanti a questi due verbi, chiedere e dare, che sono verbi cari a Matteo, perché mettono di fronte alla comunità cristiana quello che è il nostro cammino di fede. Il cristiano è colui che chiede e che dà, e noi siamo chiamati tutti quanti secondo il nostro compito, proprio nella comunità cristiana, civile, nei luoghi che frequentiamo, essere capaci di dare a chi sa chiedere, ma anche avere l’umiltà di chiedere lì dove non riusciamo ad arrivare con le nostre forze».
A dirlo è il parroco di Cutro, don David Fiore, nel corso della celebrazione officiata nella chiesa del Santissimo Crocifisso di Cutro, in occasione del terzo anniversario della strage di Steccato di Cutro, costata la vita a 94 persone il 26 febbraio 2023, al largo delle coste di Steccato di Cutro, nel territorio di Cutro.
«Questo penso che sia un dovere per noi, saper dare delle risposte a chi chiede il perché è successo e come è successo. Io so che si sta cercando, si sta lavorando per arrivare a queste risposte. Però è giusto che a quelle persone che si interpellano, soprattutto a quelle persone che in quella notte sono intervenute per prima, come penso a tanti volontari, tanti soccorritori che quella notte erano lì, è giusto che abbiano delle risposte perché è successo».
Nel suo intervento, don David Fiore ha richiamato anche la necessità di non abbassare lo sguardo davanti a quanto accaduto.
«Chi abbassa lo sguardo è un rassegnato e noi non possiamo prenderci il lusso di rassegnarci. Noi dobbiamo sempre guardare avanti, avere questo sguardo alto che ci permette non solo di dare delle risposte, ci permette di chiederci e di farci delle domande, di trovare quelle persone a cui fare delle domande, ma soprattutto ci consente di non guardare solo ad oggi, ma ogni nostra attività guardarla verso il futuro. Sono immagini e tragedie che non vanno dimenticate, perché vorrebbe dire far morire due volte le stesse persone».
Alla celebrazione erano presenti le autorità civili e militari, i sindaci della provincia di Crotone e il prefetto di Crotone, Franca Ferraro. Tra le persone che hanno partecipato alla cerimonia eucaristica anche l’ex sindaco di Cutro, Antonio Ceraso, che quella notte si trovò sulla spiaggia di Steccato di Cutro tra i primi a prestare aiuto. «Io che mi sono trovato prima ad assistere a quell’immane tragedia ne porto anche un riscontro personale. È qualcosa che non va dimenticato. Vedere i corpi sulla spiaggia di donne, uomini, bambini e i superstiti pietrificati è un’immagine che resta scolpita nella memoria, perché è inimmaginabile pensare al dolore di una madre che perde i figli o di figli che perdono i genitori».
L’ex primo cittadino ha ricordato anche la nascita del cimitero islamico a Cutro per la sepoltura di alcune vittime del naufragio di Steccato di Cutro, sottolineando come quella tragedia continui ancora oggi a interrogare la coscienza collettiva.
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