Svolta a Wimbledon: ok a pantaloncini scuri per evitare l’imbarazzo da ciclo

Svolta a Wimbledon: ok a pantaloncini scuri per evitare l’imbarazzo da ciclo

Cambiano le rigide regole sul dress code in bianco: "nella speranza che aiuti le giocatrici a concentrarsi sulle prestazioni"

ROMA – Alla fiera del bianco non importa, non più, cosa c’è sotto. L’eccezione, anzi, conferma le regole da sempre. E quindi anche Wimbledon alla fine chiuderà un occhio sul suo dress code tradizionalmente immacolato.

L’All England Club consentirà alle giocatrici di indossare biancheria intima colorata “nella speranza che aiuti le giocatrici a concentrarsi sulle prestazioni” e non sulle mestruazioni.

Perché il problema è quello: l’imbarazzo, l’ansia delle agoniste di bianco vestite durante i giorni del ciclo.

La questione è tornata fuori prepotente dopo la protesta fuori dai cancelli di Wimbledon la scorsa estate. Gli organizzatori affermavano che quella tradizione “arcaica” stava rendendo la vita inutilmente difficile per le donne nel tennis. Un paio di settimane fa, anche l’ex capitano della Fed Cup britannica Judy Murray aveva chiesto un ripensamento. Che è arrivato con le consuete formule di concessione dall’alto, e un monito a precisare l’unicità della deroga: “I requisiti per gli altri indumenti, accessori, attrezzature, restano invariati”.

“Ci impegniamo a supportare le giocatrici e ascoltare i loro suggerimenti, per metterle nelle migliori condizioni possibili”, ha detto Sally Bolton, amministratrice delegata dell’All England Club.

“La nostra speranza è che la decisione contribuisca ad alleviare l’ansia”, ha poi aggiunto implicitamente sperando che la prossima edizione dello Slam londinese torni ad una sobria normalità, dopo la “squalifica” dei russi e la susseguente retrocessione a torneo d’esibizione comminata da Atp e Wta.

Arrivano dunque pantaloncini scuri, insomma più coprenti, a colorare il total white del torneo più candido del mondo.

Per “dare priorità alla salute delle donne e supportare i giocatori in base alle loro esigenze individuali”, certo. Ma soprattutto per disinnescare un tema che ormai è trasversale in tutti lo sport femminile. Per quella religione composta nell’uniformità di Wimbledon è una piccola controriforma.

Fonte: Agenzia Dire



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