Tentato omicidio a Roccabernarda, la criminologa: "La violenza domestica non ha età"
Rita Tulelli analizza il caso e sottolinea che la violenza di coppia nella terza età deve trovare spazio nel dibattito pubblico e nelle politiche di prevenzione

Roccabernarda -Il recente episodio di violenza che ha sconvolto la comunità di Roccabernarda, in cui un uomo ha accoltellato la sua ex moglie, non solo ha scosso l'opinione pubblica, ma solleva anche interrogativi importanti sulla natura della violenza domestica, soprattutto quando questa si manifesta in età avanzata.
Fortunatamente, la vittima non ha perso la vita, ma l'incidente porta alla luce una serie di dinamiche giuridiche, criminologiche e sociali che meritano una riflessione approfondita. Sull'accaduto è intervenuta Rita tulelli, avvocato e Criminologa, rappresentante legale dell'associazione Universo Minori.
"Spesso - spiega - siamo portati a pensare alla violenza domestica come un fenomeno legato a coppie giovani o di mezza età, ma questo caso dimostra che non esistono barriere anagrafiche: la violenza nelle relazioni affettive può manifestarsi anche in età avanzata. L’elemento centrale è la difficoltà di elaborare la perdita del legame, l’incapacità di accettare una separazione e, più in generale, la percezione di un “vuoto” che diventa intollerabile. Nel pensionamento, nella solitudine e nella fragilità dell’età anziana, questi vissuti possono assumere un’intensità particolare, fino a trasformarsi in comportamenti distruttivi.
Come criminologa, vedo in questi episodi la convergenza di più fattori di rischio: una crisi identitaria legata all’età e al ruolo sociale, il sentimento di abbandono che segue la separazione, l’eventuale presenza di disturbi psichiatrici non trattati o sottovalutati. La violenza, in questo contesto, diventa la risposta disfunzionale a una percezione di impotenza e perdita di controllo.
Non a caso, la donna è stata colpita mentre era alla guida: simbolicamente, era lei a condurre la propria vita, e l’aggressione appare come il tentativo di riprendersi un potere che l’uomo riteneva di aver perso. Questo ci impone una riflessione più ampia: troppo spesso, nelle separazioni in età matura, si pensa che il rischio di conflitti violenti sia ridotto, quasi inesistente. In realtà, è proprio lì che possono emergere reazioni imprevedibili, perché meno sorvegliate dai servizi sociali, dalle reti di protezione e, talvolta, anche dalla famiglia stessa.
Ecco perché credo sia necessario un cambiamento culturale: occorre inserire nei percorsi di supporto psicologico e sociale non solo le coppie giovani in crisi, ma anche le persone anziane che affrontano separazioni e riorganizzazioni familiari. L’età non mette al riparo da impulsi aggressivi né dall’ossessione verso l’ex partner; anzi, la vulnerabilità psicologica può amplificarli.
In conclusione, come criminologa ritengo che episodi come questo non vadano letti come “eccezioni”, ma come segnali di una realtà sommersa: quella della violenza di coppia nella terza età. Una realtà che deve trovare spazio nel dibattito pubblico e nelle politiche di prevenzione, perché la violenza affettiva non ha tempo, e non ha età".