Tirocinanti ministeriali calabresi: «Non chiediamo compromessi, ma diritti»

Dopo aver lavorato come collaboratori scolastici fino alla chiusura dell’anno scolastico, i tirocinanti chiedono certezze per il futuro

A cura di Redazione
18 settembre 2026 15:30
Tirocinanti ministeriali calabresi: «Non chiediamo compromessi, ma diritti» - Foto: Redazione
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  1. Calabria - “Chi vive in Calabria dimentica cosa sia l’amore perché ogni giorno deve affrontare preoccupazioni più grandi, una fra tutte: il lavoro”. Parte da una citazione di Rino Gaetano e da una riflessione sulla condizione della Calabria il nuovo appello dei tirocinanti ministeriali calabresi, che chiedono risposte sul proprio futuro lavorativo.

    Al centro della protesta ci sono in particolare i tirocinanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), che nel comunicato si definiscono lavoratori impegnati come collaboratori scolastici. Secondo quanto riferito dagli stessi tirocinanti, fino alla conclusione dell’anno scolastico 2026 hanno svolto le loro consuete mansioni all’interno degli istituti scolastici, mentre con la ripresa delle attività scolastiche si trovano, spiegano, “ad aspettare un emendamento per ricominciare a lavorare”. Nel frattempo, lamentano, arriverebbero “solo silenzio ed indifferenza”.

    “Non ci interessano i pennacchi della politica”

    Nel documento viene richiamata anche la vicenda politica che negli anni ha interessato la categoria. I tirocinanti ricordano l’attenzione mostrata in passato dal sindaco Francesco Cannizzaro, quando ricopriva l’incarico di parlamentare, e chiedono oggi che la questione venga raccolta dalla politica regionale e nazionale.

    L’appello, sottolineano, non vuole entrare nelle contrapposizioni tra schieramenti. “Oggi, chi rivolge l’appello non ha alcun interesse a capire se la questione che affligge e riguarda i tirocinanti ministeriali sia di competenza di partiti di destra o di sinistra”, si legge nel comunicato. E ancora: “I pennacchi non riguardano noi, non ci commuovono, non ci emozionano”.

    Quello che viene richiesto, spiegano i lavoratori, è soprattutto un confronto e una soluzione concreta. “Si cercano solo risposte, si cerca un confronto, si attende un emendamento”, è la richiesta contenuta nel documento.

    “Una Calabria che non deve creare precariato”

    Il comunicato allarga poi la riflessione alla situazione occupazionale calabrese e allo spopolamento del territorio. I tirocinanti chiedono una Calabria capace di offrire maggiori opportunità e di garantire condizioni di vita dignitose a chi lavora e alle proprie famiglie.

    “È appello verso una Calabria che non deve creare precariato”, affermano, auspicando una regione “più generosa, che metta tutti nelle condizioni di vivere con dignità, che rispetti i lavoratori, le persone e i calabresi onesti”. Il documento si conclude con un appello diretto alla politica e alle istituzioni. I tirocinanti ribadiscono di non avere gli strumenti per individuare a chi spetti concretamente la soluzione della vicenda, ma chiedono che qualcuno se ne faccia carico. “Lasciare indietro anche una sola persona senza il diritto che le spetta, è un fallimento per tutti”, scrivono.

    E la frase finale assume il valore di una vera e propria chiamata alla responsabilità: “Non si cercano compromessi, si chiede un diritto”. Poi, rivolgendosi direttamente a chi ha il compito di intervenire: “Ora, tocca a voi!”.

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