Tufolo: il quartiere delle contraddizioni

Tufolo: il quartiere delle contraddizioni

Definito Crotone 2, il rione oggi deve fare i conti con disagi e problematiche, nel frattempo però, continua la sua crescita e la sua evoluzione

Continua il nostro viaggio nei quartieri crotonesi. Questa settimana abbiamo incontrato don Simone Scaramuzzino, che insieme a don Rino le Pera e don Giuseppe Messina, guida la chiesa di San Paolo situata nel quartiere di Tufolo.

Con i suoi diecimila abitanti – almeno secondo l’ultimo censimento – Tufolo è sicuramente uno dei quartieri più popolosi della città e anche il più esteso. Ribattezzato Crotone 2, il rione è nato da un’esigenza residenziale in un’epoca, quella delle fabbriche per intenderci, in cui l’economia cittadina era fiorente. Sorgono le prime case, e poi le prime lottizzazioni, a metà degli anni ‘90, per andare incontro alle esigenze degli abitanti, aprono attività commerciali ma vengono anche attivati numerosi servizi.

Il quartiere in poco tempo diventa una piccola città, vivace e in continua espansione. Si costruiscono strade, scuole, piazze e villette, si intensifica anche la presenza di associazioni. Insomma, la cosiddetta Crotone 2, fa sentire il suo peso sociale in tutta la città. Negli anni però, anche il quartiere più moderno, inizia a fare i conti con il declino dell’economia locale e con una realtà che fa un po’ a pugni con l’evoluzione positiva di questa zona. Oggi Tufolo presenta molti dei disagi e dei disservizi che investono, in realtà, l’intera città.

A partire dagli spazi di aggregazione, come Piazza Padri della Patria, abbandonati a se stessi in un degrado che dura ormai da anni. Stessa sorte per la pista ciclabile che attraversa l’intero quartiere e che è a tratti impercorribile. «Tufolo è una zona tranquilla e molto vivibile – spiega don Simone -. Le cose però, rispetto al passato, sono cambiate. Prima di tutto, oggi, ci sono meno giovani. I ragazzi che animavano il rione, e anche la parrocchia, o si sono trasferiti in altre zone della città, oppure, come purtroppo accade in tutta la nostra provincia, hanno dovuto lasciare la propria terra perché non hanno avuto una vera opportunità di lavoro, e stiamo assistendo in modo impotente all’emigrazione di tanti giovani che dovrebbero rappresentare il futuro della nostra realtà».

Ma Tufolo è anche il quartiere della contraddizioni. Ci sono infatti zone, come Lampanaro e Trafinello, che hanno bisogno di maggiore attenzione. «Nella prima – continua il parroco – c’è una difficoltà di integrazione con il resto della città, esistono situazioni economiche e familiari a volte drammatiche. A Trafinello, invece, mancano addirittura i servizi essenziali, come ad esempio l’illuminazione. Si può dire – aggiunge – che il territorio nella quale opera la parrocchia di San Paolo, essendo vasto, conosce la bellezza e la vivicità ma anche le povertà e le fragilità che la nostra città presenta».

Dalla parrocchia arriva comunque un messaggio di speranza: «Noi abbiamo ricevuto una grande eredità dal passato – don Simone si riferisce al lavoro di don Pino Caiazzo oggi arcivescovo della diocesi di Matera -. Ho potuto godere degli ultimi anni del ministero di don Pino e in un certo senso conosco molto anche la realtà ecclesiale di San Paolo. La parrocchia è ricca e viva nei movimenti ma a mio avviso, in questa fase di transizione, necessita di aprirsi, nuovamente, al futuro e al territorio. Ci sono tante altre persone che forse sentono il bisogno e la necessità di essere avvicinati da una parola di conforto. E noi ci teniamo a ricordare che nella parrocchia c’è posto per tutti».

Con don Simone abbiamo anche affrontato il problema legato all’inquinamento ambientale. A Tufolo, infatti, si contano molti decessi per tumore. A sollevare il problema fu proprio don Pino che annotò su un registro tutti i nomi dei defunti a causa di questo male. «C’è ancora una forte incidenza – spiega don Simone – di morti per tumore ma anche per altre patologie. Molti qui hanno lavorato nelle fabbriche e tanti altri stanno pagando il prezzo di un problema ambientale che attanaglia l’intera città. Una gestione della cosa pubblica che durante gli anni, non ha permesso di creare uno sviluppo ma che ha impoverito la nostra terra».

V. R.