Veglia missionaria a Crotone, l’arcivescovo Torriani: «La Chiesa cerchi chi si è allontanato»

Al Santuario della Madonna Greca la Veglia Missionaria Diocesana. Al centro dell’omelia la necessità di uscire dalle proprie abitudini, costruire comunione e raggiungere chi non frequenta più la comunità cristiana

A cura di Redazione
16 ottobre 2026 11:00
Veglia missionaria a Crotone, l’arcivescovo Torriani: «La Chiesa cerchi chi si è allontanato» - Foto Uff. Stampa Diocesi di Crotone
Foto Uff. Stampa Diocesi di Crotone
Condividi

Una Chiesa capace di interrogarsi sulle assenze, di superare le distanze e di andare incontro a chi si è allontanato. È questo il messaggio consegnato dall’arcivescovo Alberto Torriani durante la Veglia Missionaria Diocesana celebrata il 15 ottobre al Santuario della Madonna Greca di Isola Capo Rizzuto.

L’incontro, dedicato al tema «Uno in Cristo, uniti nella missione», ha riportato al centro il significato dell’annuncio cristiano e la responsabilità delle comunità nel testimoniare il Vangelo attraverso comportamenti concreti.

Nel commentare il passo del Vangelo di Matteo, con il mandato di Gesù ai discepoli di andare e annunciare a tutti i popoli, Torriani ha richiamato un particolare significativo: anche gli undici, davanti al Risorto, hanno conosciuto il dubbio. Una fragilità che non impedisce loro di ricevere una missione, ma ricorda che l’annuncio non è affidato a persone perfette.

Un messaggio che riguarda anche la Chiesa di Crotone-Santa Severina, chiamata a non attendere condizioni ideali prima di mettersi in cammino. La missione, ha sottolineato l’arcivescovo, non può limitarsi alle attività interne delle parrocchie, ma deve tradursi nella capacità di raggiungere persone, ambienti e realtà che rischiano di restare ai margini.

La sfida di una comunità che non si chiude

Un passaggio centrale della riflessione ha riguardato la comunione tra le diverse componenti della Chiesa. Non basta proclamare la fraternità se, nella vita quotidiana, si continua a procedere separati. «Non si può annunciare un Vangelo di fraternità vivendo da estranei», è il richiamo rivolto dal presule.

La collaborazione tra comunità e operatori pastorali diventa quindi una condizione essenziale per rendere credibile la testimonianza cristiana. L'unità non è soltanto un obiettivo organizzativo, ma il modo attraverso cui il messaggio evangelico può essere vissuto e riconosciuto.

Torriani ha poi posto l'attenzione su una domanda che interpella direttamente le parrocchie: che cosa accade a chi non partecipa più alla vita ecclesiale? Il rischio è abituarsi alle assenze, senza chiedersi che cosa abbia portato una persona ad allontanarsi e quale testimonianza la comunità sia riuscita a offrirle.

«Dovremmo lasciarci rubare il sonno da chi non c’è più», ha affermato l'arcivescovo, indicando la necessità di non considerare irrilevante chi ha interrotto il proprio rapporto con la Chiesa.

La risposta, dunque, non consiste soltanto nell'aspettare un ritorno, ma nel creare occasioni di incontro, accorciare le distanze e costruire relazioni capaci di far sentire le persone accolte.

Il mandato missionario parte dal territorio

La Veglia ha rivolto anche un pensiero ai missionari impegnati in Paesi segnati dalla povertà e dalle persecuzioni. La loro testimonianza richiama una Chiesa che non riconosce confini all'annuncio del Vangelo e che, nello stesso tempo, è chiamata a guardare con attenzione alle fragilità presenti nel proprio territorio.

Il comando «Andate» diventa così una consegna concreta per le comunità locali: raggiungere chi è rimasto fuori, ascoltare le domande di chi non trova più un punto di riferimento e trasformare la comunione in gesti quotidiani.

A concludere la riflessione è la promessa di Cristo ai discepoli: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Una presenza che accompagna il cammino missionario e invita la Chiesa a non rinunciare all'incontro, anche quando richiede di uscire dalle consuetudini e mettersi in discussione.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail