Ventisei anni dall’accensione dei “fuochi dell’Enichem”

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Rienzi Store – News

Sono passati 26 anni dalla sera del 6 settembre 1993, quando tanti crotonesi, con un inconsapevole appuntamento, si ritrovarono sul cavalcavia nord della città. Davanti a loro un esercito di poliziotti in assetto antisommossa li divideva dai propri cari, padri, parenti e amici, i lavoratori dell’Enichem, l’ex Montedison asserragliati per protesta all’interno dello stabilimento. Quella serata scura ad un certo punto, quasi all’improvviso, si illuminò di uno strano arancione, ed un fumo grigio invase il cielo. La rabbia scoppiò e i bidoni con il fosforo, messi “a guardia” dei cancelli,  presero fuoco. Era il 6 settembre 1993, quando i fuochi dell’Enichem accesero la passione di un popolo che non voleva rassegnarsi ad destino avverso.

Sul posto per raccontare all’Italia intera quello che stava accadendo nella città della Magna Grecia, c’era anche il giornalista Pantaleone Sergi, inviato di Repubblica all’epoca dei fatti: «Quella notte – racconta – si respirava un’area di guerriglia, che però guerriglia non era, c’era soltanto questa spettacolirazzione della protesta, ma gli operai in realtà erano persone sane e corrette e sapevano quel che facevano. C’era un’apparente tensione, ma si trattava invece di una programmata manifestazione spettacolare». L’immagine narrata con le parole dal giornalista era quella «di una città devastata che perdeva uno degli ultimi pezzi di quella che era la sua industrializzazione. Dopo quello che avvenne – continua Sergi -, lentamente, il sito di Crotone è morto perdendo quel capitale accumulato agli inizi del secolo scorso». La passione e l’ardore di quei fuochi che rappresentavano anche l’animo dei manifestanti e dei cittadini che sostenevano la causa hanno segnato la storia economica della città che, come sottolinea chi quella sera era presente, da quel giorno sta ancora cercando una nuova identità.


Danilo Ruberto – Veronica Romano