(VIDEO) “Cantiamo per chi soffre”: la missione dei seminaristi ucraini a Crotone

Dalla guerra alla musica, tre giovani raccontano l’Ucraina tra preghiera e solidarietà

A cura di Redazione
20 aprile 2026 08:00
(VIDEO) “Cantiamo per chi soffre”: la missione dei seminaristi ucraini a Crotone - Foto Redazione
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Sono arrivati a Crotone portando con sé non solo le loro voci, ma anche il peso e la speranza di un intero popolo. Andrii Tymchuk, Vasyl Koval e Nestor Vysochanskgi, seminaristi della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina e membri della band “Metanoia”, hanno vissuto due giorni intensi nella città pitagorica, incontrando la comunità ucraina locale e testimoniando, attraverso il canto, la forza della fede in tempo di guerra.

Un viaggio che nasce da un’esigenza concreta: aiutare l’Ucraina dopo l’inizio del conflitto su vasta scala. Insieme ad altri cantori, tra sacerdoti e laici, hanno scelto la musica come strumento per raccogliere fondi destinati ai bambini ucraini e per offrire conforto a chi vive lontano dalla propria terra.

Sabato pomeriggio si sono esibiti nella chiesa di San Domenico, guidata da don Girolamo Ronzoni; domenica mattina hanno animato la liturgia nella chiesa di Santa Maria di Prothospataris, punto di riferimento della comunità ucraina a Crotone, per poi proseguire a Verzino, nella chiesa di Santa Maria Assunta. Proprio nella parrocchia di Prothospataris, dove celebra padre Vasyl Kulynyak:, sacerdote ucraino presente in città da oltre dieci anni, abbiamo incontrato i tre giovani.

“Nostri canti, questo prima di tutto è la testimonianza di cosa sta succedendo adesso in Ucraina – racconta Andrii Tymchuk – ogni canzone ha la sua anima e vogliamo condividerla con gli altri. Anche se siamo cattolici, veniamo dal rito bizantino e attraverso il canto mostriamo come preghiamo, perché molti non sanno che esistono altri riti”.

Parole che si intrecciano con la dimensione più profonda della loro esperienza: “Nonostante tutto quello che è successo – prosegue – noi sorridiamo, continuiamo a studiare, perché il futuro c’è. Sono tornato cinque giorni fa dall’Ucraina: anche sotto i bombardamenti, la gente vive, sorride, resiste”.

Una testimonianza che trova eco nelle parole di Vasyl Koval, che sottolinea il valore dell’esperienza vissuta in Italia: “Questa possibilità di studiare e vedere come si vive in Europa è molto importante, perché aiuta il nostro futuro. Siamo qui per studiare, ma anche per pregare insieme nel rito bizantino e condividere questa esperienza”.

E ancora, il filo della fede come elemento che unisce e sostiene: “In Ucraina la situazione è molto pesante, il popolo è stanco, ma c’è ancora la volontà di vivere. Senza preghiera è impossibile andare avanti. Quando preghiamo insieme siamo come una famiglia, ed è questo che conta davvero”.

La loro musica diventa così molto più di una semplice esibizione: è racconto, identità, resistenza. È un ponte tra chi è rimasto e chi è partito, tra il dolore della guerra e la speranza di un futuro possibile. A Crotone, per due giorni, le loro voci hanno fatto risuonare qualcosa che va oltre le parole: la forza di un popolo che non smette di credere.

Danilo Ruberto

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