(VIDEO) Crotone - Professione Pittore, la Casa circondariale apre alla città le tele di Vinoli

Dopo dieci anni di attesa, le opere di Vinoli tornano a parlare alla città: domani la mostra sarà visitata anche dalle scolaresche. Tele nate in carcere e oggi patrimonio della Casa circondariale di Crotone

A cura di Redazione
30 settembre 2026 14:17
(VIDEO) Crotone - Professione Pittore, la Casa circondariale apre alla città le tele di Vinoli - Foto: Redazione
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Ci sono colori che sembrano non stare dentro una tela. Il verde delle montagne, il rosso acceso della terra e dei fiori, il blu profondo del cielo e dell’acqua, le linee che si rincorrono, si spezzano e poi tornano a incontrarsi. Nei quadri di Vinoli la realtà sembra trasformarsi continuamente: paesaggi attraversati da strade e alberi, volti, figure, forme astratte.

Passeggiare tra le opere di Vinoli all’interno della Casa circondariale di Crotone significa attraversare una storia che per anni è rimasta custodita dietro le mura dell’istituto. Una storia fatta di colori, pennelli, tele e di un uomo che, durante il periodo di detenzione, continuò a dipingere, trasformando la pittura in uno spazio di espressione e, forse, anche di libertà interiore.

Dopo dieci anni di attesa, quelle opere vengono finalmente mostrate alla città attraverso la mostra “Professione Pittore”, curata da Roberto Spanò e realizzata con il patrocinio del Comune di Crotone. Un titolo tutt’altro che casuale: “Professione Pittore” era infatti la definizione che Vinoli aveva fatto inserire nel documento relativo al suo arresto.

Le tele esposte appartengono tutte alla Casa circondariale di Crotone. Sono opere che Vinoli realizzò proprio durante la detenzione, quando pennelli e colori diventavano strumenti per continuare a coltivare la sua arte. Una storia raccontata anche attraverso un particolare che restituisce la singolarità di quell'esperienza: Vinoli, in cambio dei materiali necessari per dipingere, arrivava a offrire il proprio cibo.

Oggi quelle stesse opere sono diventate un ponte tra la casa circondariale e Crotone. «In questo momento noi ci stiamo raccontando e stiamo provando a dare una narrazione diversa di quella che è la vita all'interno della Casa circondariale», spiega la direttrice Mariastella Fedele. Ed è proprio l'apertura alla città uno degli elementi centrali dell'iniziativa: «La cosa che mi rende più orgogliosa è che questo racconto verrà condiviso con la comunità e con le scuole, perché domani verranno anche dei ragazzi che sono la nostra speranza e il nostro futuro».

Un messaggio che va oltre la semplice esposizione artistica. «Nella vita si può sbagliare, si può cadere, ma ci si deve rialzare- sottolinea la direttrice Fedele - . È una cosa molto importante e noi abbiamo creduto in questo messaggio di speranza».

Per Roberto Spanò, curatore della mostra, il lavoro è partito dall'osservazione delle opere, senza sovrapporre interpretazioni alle intenzioni dell'artista. «Il mio lavoro si è limitato a una descrizione estetica, stilistica, oggettiva di quello che nasce dalla semplice osservazione delle opere, senza voler sovradeterminare le intenzioni dell'artista».

Ma oltre la tecnica e lo stile, Spanò individua nella pittura di Vinoli una dimensione profondamente personale: «Un artista, un genio, una persona che aveva studiato l'arte e che in qualche modo nel carcere, secondo me, continuava a fare arte per rimanere in contatto con il suo io».

È una lettura che si intreccia con il significato più ampio che l'istituto ha voluto attribuire all'iniziativa. Per l'assessore alle Politiche sociali Maria Lucia Cosentino, il progetto rappresenta un percorso collettivo arrivato al suo compimento: «Abbiamo fatto bene il bene e lo abbiamo portato a compimento».

Un'espressione che contiene anche una scelta precisa: non fermarsi alla definizione di ex detenuto. «Con tutta la squadra della Casa circondariale, ognuno di noi ha messo qualcosa, perché oggi non mi piace ricordare l'ex detenuto, ma il maestro Vinoli».

E proprio la necessità di andare oltre l'etichetta è uno dei fili conduttori dell'iniziativa. Lo sottolinea anche Giusy Biscuso, funzionaria dell'area giuridico-pedagogica della Casa circondariale: «Perché nasce questa mostra? Per far ricordare anche alla cittadinanza un artista. Perché per noi Vinoli non è soltanto una persona che è stata qui reclusa nel passato».

Biscuso non aveva conosciuto personalmente Vinoli, ma ne rivendica il valore artistico e territoriale: «È anche un artista del nostro territorio che merita di avere la giusta attenzione». E la mostra non vuole rivolgersi soltanto all'esterno: «Si rivolge anche alle nostre persone qui al momento detenute. La fruizione e la conoscenza dell'uomo pittore, come lui si definiva, deve essere per tutti, per tutta la collettività».

Nel percorso della mostra trova spazio anche il tema della libertà, inevitabilmente presente quando l'arte viene raccontata dentro un carcere. Il comandante della Polizia Penitenziaria Claudio Caruso guarda proprio alla pittura come possibilità di espressione: «Essere ristretto all'interno di un carcere non vuol dire non avere la possibilità di esprimersi».

E aggiunge: «Ha lasciato la possibilità al dolore di fluire, di fluire in un'opera espressiva. Ha avuto la possibilità di esprimersi. Questo è il messaggio che deve passare oggi: a tutti deve essere garantita la possibilità di esprimere la propria personalità, nonostante un provvedimento di restrizione della libertà personale».

Un concetto che si lega alla riflessione della psichiatra Lucrezia Bruno, psichiatra della Casa circondariale. «È vero che comunque sono in istituto perché hanno commesso dei reati, però è vero pure che perdono un bene fondamentale che è la libertà».

Nel suo lavoro quotidiano, la dottoressa Bruno descrive una realtà nella quale l'umanizzazione mantiene un ruolo centrale: «La mia esperienza qua nella Casa circondariale di Crotone è di un ambiente umanizzato, dove l'umanizzazione è fondamentale». E proprio da questa esperienza nasce una considerazione che va oltre la separazione tra ruoli: «Guardare oltre l'etichetta, guardare oltre la colpa, oltre la pena».

Anche l'abbinamento tra pittura e vino ha contribuito a costruire il racconto della mostra. Luciana Marino, ambasciatrice del vino, ha scelto tre vini per accompagnare idealmente tre dimensioni individuate nelle opere di Vinoli: «Questa volta abbiamo voluto abbinare due arti, l'arte del vino e l'arte della pittura».

Tre interpretazioni, tre vini: «Un Labella, che rappresenta la spensieratezza, la leggerezza. Il Tritone, che rappresenta l'elevazione che ho riscontrato nei quadri di Oliverio. E il Duca San Felice, la trasformazione».

Così, per tre giornate, la Casa circondariale diventa anche uno spazio culturale aperto alla comunità. Dopo il mondo dell'informazione, coinvolto nella giornata inaugurale, domani saranno le scolaresche a entrare nell'istituto, per incontrare le opere e conoscere la storia dell'uomo che le ha realizzate. A seguire, sarà coinvolta anche la comunità penitenziaria.

All'inaugurazione sono intervenuti l'assessore alle Politiche Sociali Maria Lucia Cosentino, la direttrice della Casa Circondariale Mariastella Fedele, il comandante della Polizia Penitenziaria Claudio Caruso, il questore Renato Panvino, Maria Luisa Mendicino, vicario del Provveditore della Calabria, Concettina Epifanio, presidente della Corte di Appello di Catanzaro, Lucrezia Bruno, esperto psichiatra del carcere di Crotone, Giuseppe Palucci, medico incaricato in forza all'Istituto penitenziario, Paolo Sesti, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell'Ospedale San Giovanni di Dio, e le funzionarie della Casa circondariale Cinzia Sapienza, Caterina Mammoliti e Giusy Biscuso, che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

A moderare l'evento è stata la giornalista Antonella Marazziti. Per tre giorni, dunque, le tele di Vinoli non saranno più soltanto opere custodite tra le mura di un istituto penitenziario. Diventeranno occasione di incontro. La città potrà guardarle, gli studenti potranno conoscerle, chi vive oggi il carcere potrà ritrovarle.

E forse è proprio questo il senso che abbiamo cercato nel realizzare il servizio, questa mattina, di “Professione Pittore”: entrare nella Casa circondariale per incontrare non soltanto la storia di un uomo che vi è stato detenuto, ma soprattutto quella di un artista che, anche dentro quelle mura, continuò a dipingere.

Danilo Ruberto

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