(VIDEO) Crotone ritrova Rino Gaetano: il suo talento raccontato da Giorgio Verdelli
La seconda serata all’Orto Tellini ha unito il podcast con Fabio Canino e Francesco Colella al docufilm di Giorgio Verdelli
Crotone – Il teatro come formazione, il cinema come racconto e Rino Gaetano come patrimonio artistico di una città che continua a riconoscersi nella sua voce. La seconda serata di “E io ci sto – Il cinema sotto le stelle”, la rassegna ideata e diretta da Fabrizio Oliverio, ha portato ieri sera all’Orto Tellini un intreccio di linguaggi, confermando la vocazione della settima edizione a mettere in dialogo persone, storie e punti di vista differenti.
Dopo l’apertura dedicata a Progetto Happiness, il festival ha proseguito il suo percorso con il podcast “Novanta90”, condotto da Fabio Canino, e con l’attore calabrese Francesco Colella come ospite. A seguire, spazio al cinema con la proiezione di “Rino Gaetano – Sempre più blu” e con il regista Giorgio Verdelli, giunto a Crotone per presentare il suo lavoro dedicato al cantautore.
COLELLA: «IL TEATRO È LA MIA EDUCAZIONE ARTISTICA E SENTIMENTALE»
Nel dialogo con Fabio Canino, Francesco Colella ha raccontato il rapporto profondo tra il teatro e il proprio percorso professionale. Un legame che, nonostante il successo nel cinema e nella televisione, continua a rappresentare una parte essenziale della sua identità artistica.
«La mia formazione teatrale continua tuttora», ha spiegato l’attore, raccontando il lavoro con la sua compagnia, Teatro di Lina, definita come un laboratorio e un’officina creativa. È proprio il teatro, secondo Colella, a permettergli di affrontare il cinema senza sentirsi frammentato.
«Il cinema ogni esperienza è a sé stante - ha raccontato - per cui il teatro è la mia educazione, sia artistica che sentimentale».
Una riflessione che racconta anche la necessità, per un interprete, di non perdere il rapporto con la propria formazione e con il lavoro quotidiano. Colella ha parlato anche dei ruoli più difficili affrontati nel corso della carriera, compresi quelli di uomini appartenenti alla criminalità organizzata.
Una sfida accettata anche con l'obiettivo di costruire personaggi «quanto più repulsivi possibili», senza confondere il lavoro dell'attore con il giudizio morale sul personaggio interpretato.
VERDELLI: «TORNARE A CROTONE È TORNARE A CASA»
Poi il palco è diventato quello del cinema. Con Giorgio Verdelli, l’Orto Tellini ha accolto il ritorno a casa di Rino Gaetano attraverso il documentario “Rino Gaetano – Sempre più blu”.
«Rino Gaetano a Crotone è un ritornare a casa», ha detto Verdelli, sottolineando il valore simbolico della presentazione del film nella città calabrese. E Crotone, ha spiegato il regista, è molto più di uno sfondo: è presente nella struttura stessa del documentario, che «si apre e si chiude su Crotone».
La Calabria attraversa infatti il film anche attraverso le voci di alcuni dei suoi protagonisti musicali. Verdelli ha ricordato la presenza di Sergio Cammariere, Brunori Sas, Peppe Voltarelli e dello stesso Rino Gaetano, oltre al giornalista Tommaso Labate.
Una scelta che nasce anche dal confronto con la famiglia di Rino, che ha messo a disposizione materiali importanti per la realizzazione del documentario, compresi i suoi taccuini.
Ed è proprio qui che Verdelli ha voluto spostare il racconto. Non soltanto il mito, non soltanto le canzoni più conosciute e nemmeno le numerose teorie che negli anni hanno accompagnato la figura di Rino Gaetano. Il documentario prova a restituire soprattutto l'artista.
«Su Rino Gaetano ci sono un po' troppe congetture, troppe ipotesi complottiste», ha osservato Verdelli, spiegando di aver voluto riportare l'attenzione sul talento e sulla produzione musicale del cantautore.
L'obiettivo è anche quello di far conoscere Rino alle nuove generazioni, andando oltre le canzoni più leggere e immediate. Verdelli ha citato “Mio fratello è figlio unico”, definendola un capolavoro assoluto della musica d'autore, insieme ad altri brani capaci di mostrare la profondità della scrittura di Gaetano.
OLIVERIO: «LA SUA POESIA RACCONTA UN'ITALIA E UNA CROTONE»
A fare da ponte tra il film e lo spirito della manifestazione è stato Fabrizio Oliverio, direttore di E io ci sto.
«Molto spesso le sue canzoni erano divisive», ha ricordato Oliverio, spiegando però come il festival abbia sempre guardato a Rino Gaetano soprattutto attraverso la sua dimensione poetica.
«Questa sua poesia cerchiamo di raccontarla oggi attraverso gli occhi di Giorgio Verdelli», ha aggiunto, sottolineando come il documentario restituisca uno spaccato dell'Italia di quegli anni, ma anche «di una Crotone che ha vissuto questo artista in varie forme e che ritorna oggi a casa sua».
Un ritorno che, nella serata dell'Orto Tellini, è diventato anche un modo per rileggere la città attraverso uno dei suoi figli più conosciuti.
Ad accogliere Giorgio Verdelli sul palco è stato anche l'attore Francesco Pupa, che ha insistito sulla capacità del documentario di restituire un'immagine diversa di Gaetano.
«Rino torna a Crotone, diciamo così, torna e ritorna ma c'è sempre stato», ha affermato Pupa. Il valore del film, secondo l'attore, sta soprattutto nell'aver restituito una verità artistica del cantautore, distante dalle rappresentazioni costruite negli anni.
«Restituisce il suo estro, restituisce quello che Rino è veramente nella vita», ha spiegato, ricordandone anche la goliardia, la simpatia e quel modo di essere capace di diventare immediatamente accattivante.
UN DOCUMENTARIO CHE GUARDA ANCHE AL MARE E ALLA CRISI DEGLI SQUALI
La rassegna prosegue questa sera, 27 agosto, con la terza serata all'Orto Tellini. Alle 20, nell'area podcast, Fabio Canino condurrà un nuovo appuntamento di “Novanta90”, con ospite Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia.
Alle 21, nell'area cinema, sarà invece proiettato “Shark Preyed”, il documentario diretto da Marco Spinelli, presente alla serata. Il film, realizzato insieme al fratello Andrea Spinelli, biologo marino, racconta il commercio della carne di squalo tra Italia e Spagna e le conseguenze sulla sopravvivenza di questi animali e sull'equilibrio degli ecosistemi marini.
Sarà un nuovo cambio di prospettiva per E io ci sto: dalla memoria di un artista calabrese a una questione ambientale globale, ancora una volta attraverso il linguaggio del documentario e l'incontro diretto con chi quelle storie le ha raccontate.
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