FUTURO

(VIDEO) Crotone, studenti in piazza accanto agli agricoltori: «Vogliamo il diritto di restare»

Dalla mancanza di lavoro alle difficoltà della sanità, fino alla crisi economica e alla guerra: i giovani affidano al corteo le loro preoccupazioni per il futuro

A cura di Redazione
30 ottobre 2026 16:15
(VIDEO) Crotone, studenti in piazza accanto agli agricoltori: «Vogliamo il diritto di restare» - Foto: Redazione
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Non soltanto agricoltori. Questa mattina a Crotone la protesta (QUI il nostro servizio) ha visto anche la partecipazione degli studenti, scesi in piazza per portare le proprie rivendicazioni e chiedere maggiori garanzie per il futuro. Accanto al mondo agricolo, i giovani hanno preso la parola, raccontando le difficoltà di chi cresce in un territorio dove le opportunità di studio e lavoro vengono percepite come sempre più limitate.

Tra gli interventi, quello di una studentessa del quinto anno del Liceo artistico, che ha parlato apertamente della paura di dover lasciare la propria città.

«Io ho compiuto 18 anni da poco e faccio il quinto. Io non ho futuro qua. Perché? Perché c'è lo Stato che non ce lo permette», ha detto davanti ai manifestanti. Nel suo intervento ha richiamato la mancanza di posti di lavoro e le difficoltà di accesso alle cure sanitarie: «Per la sanità bisogna pagare qualsiasi cosa. Non abbiamo diritto nemmeno a essere curati, se abbiamo qualcosa. Non ci sono persone che se lo possono permettere».

Parole che raccontano il timore di tanti giovani di essere costretti a cercare altrove quello che non riescono a trovare nel proprio territorio. «Un domani me ne dovrò andare da qua, perché non c'è possibilità né di studio, né di lavoro. Io combatto per i miei diritti, perché amo Crotone e voglio rimanere qua». E poi l'appello conclusivo: «Sono costretta ad andarmene, anche se non vorrei. Amo la mia città e questa popolazione che combatte per i propri diritti. Forza Crotone!».

A prendere la parola anche uno studente del quarto anno del Liceo classico, che ha allargato il discorso alla situazione economica e al clima internazionale. «Quando ero più piccolo, quando ero bambino, sono cresciuto in un mondo, in un ambiente colmo di idee di pace, non idee di guerra. Idee d'amore e di condivisione, non idee di scontro e di divisione».

Nel suo intervento ha quindi letto alcuni dati attribuiti all'Osservatorio nazionale sulla crisi d'impresa di Unioncamere e Infocamere: secondo quanto riferito dallo studente, nel primo semestre del 2026 sarebbero fallite 5.230 aziende, mentre nell'intero 2025 le imprese cessate sarebbero state 9.869, per un totale di 15.099 in un anno e mezzo.

La studentessa ha contestato la lettura di questi numeri come un semplice ricambio economico: «È una bestialità definire questo un semplice ricambio. Questo è l'inizio di una crisi che sta colpendo tutto l'Occidente». Ha poi indicato nella violenza uno dei sintomi di quella che ha definito «la patologia del capitalismo neoliberale».

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