(VIDEO) Crotone - Una donna non è la sua dipendenza: otto storie di rinascita attraverso l'arte
Otto donne seguite dal Servizio per le Dipendenze dell'Asp di Crotone espongono le opere nate da un percorso riabilitativo tra arte, emozioni e riscoperta di sé
Non una semplice mostra, ma il racconto di un percorso di rinascita. Al Museo e Giardini di Pitagora di Crotone si è svolto questa mattina il convegno "Arte-Terapia come strumento di riabilitazione e di riscoperta di sé stessi nel Servizio per le Dipendenze Patologiche", promosso dal Servizio per le Dipendenze dell'Asp di Crotone in collaborazione con il Comune di Crotone.
Protagoniste dell'iniziativa sono state otto donne, di età compresa tra i 35 e i 55 anni, oggi in remissione dalla dipendenza da sostanze, che hanno presentato le opere realizzate durante un laboratorio di arte-terapia. Un percorso che non aveva come obiettivo quello di creare semplicemente dei dipinti, ma di dare forma a emozioni, vissuti e conquiste interiori.
Pazienza, perdono, gratitudine, fiducia, coraggio, bellezza, grazia, compassione, dignità, rispetto, autostima e resilienza sono le parole che hanno accompagnato il laboratorio e che hanno trovato espressione nelle tele esposte, diventando il simbolo di un cammino di ricostruzione personale. Ogni opera rappresenta un tassello di una storia che guarda oltre la dipendenza e restituisce spazio alla persona, alla sua identità e alla possibilità di ricominciare.
A spiegare il significato della mostra è stata la dirigente psicologa Katiuscia Lupia, che ha raccontato come le opere rappresentino il punto di arrivo di un percorso riabilitativo. «Siamo qui per portare un risultato importante del Servizio per le Dipendenze, che è proprio questa mostra. È il frutto di un laboratorio di arte-terapia che ha visto otto donne dare vita a parti di sé, riscoprendole attraverso l'arte. Questi disegni dimostrano che esiste la possibilità di una rinascita».
Le partecipanti, ha precisato, hanno tutte superato la fase della dipendenza e oggi stanno affrontando un percorso orientato alla riabilitazione. «Abbiamo dato ampio spazio a nuove strategie per affrontare lo stress della vita che, quando si è stati affetti da dipendenza, può ripresentarsi nei momenti di difficoltà».
Un concetto ripreso dalla responsabile del Servizio per le Dipendenze dell'Asp di Crotone Antonella Cernuzio, che ha evidenziato come l'arte possa restituire alle persone ciò che la dipendenza tende a sottrarre. «Le sostanze sono come degli hacker: bloccano la nostra capacità di essere felici e di provare il piacere di vivere. Attraverso questo percorso artistico alcune nostre utenti hanno potuto risvegliare la loro realtà, la loro verità».
Per la dottoressa Cernuzio il progetto rappresenta anche un modo per cambiare lo sguardo sul SerT. «Purtroppo siamo ancora molto stigmatizzati. Molti pensano che sia soltanto il luogo dove si distribuiscono farmaci. Invece dimostrare che da qui possono nascere messaggi positivi e percorsi di vita è una bellissima occasione».
A completare la riflessione è stato il responsabile del Centro di Salute Mentale di Crotone Paolo Sesti, che ha allargato il significato dell'esperienza oltre il tema della dipendenza. «La paura della ricaduta è fortissima, ma è qualcosa che accomuna un po' tutti noi. L'arte è la massima espressione della persona: quando ci esprimiamo artisticamente tiriamo fuori qualcosa che avevamo difficoltà a mostrare».
Secondo il dottor Sesti, proprio questa capacità di dare forma alle emozioni rende il laboratorio uno strumento terapeutico prezioso. «Se riusciamo ad aprire una breccia nella mente di queste persone e a far esprimere qualcosa di artistico, che in fondo è sempre qualcosa di bello, allora creiamo davvero un ponte con tutto il resto del mondo».
L'iniziativa ha dimostrato come il percorso terapeutico possa andare ben oltre l'intervento sanitario, trasformandosi in un'esperienza capace di restituire consapevolezza e anche fiducia.
Danilo Ruberto
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