(Video) Dalla bellezza dell’arte agli occhi di Rino, adesso Crotone deve raccogliere la sfida

(Video) Dalla bellezza dell’arte agli occhi di Rino, adesso Crotone deve raccogliere la sfida

Quando Jorit ha dipinto il volto di Rino Gaetano, con uno stile nuovo (caratterizzato dai colori e, l’altra metà, il bianco e nero), la città si è fermata ad ammirare, a scorgere il volto di Jorit anch’esso solcato dall’human tribe e a scrutare la bellezza del cantautore crotonese che si affaccia dai 300 alloggi e guarda i suoi concittadini.

Un selfie, un autografo o due parole con l’artista partenopeo che martedì sera ha terminato il suo lavoro lasciando un ricordo alla città, così come Crotone lascia un ricordo indelebile e che ritroverà nel suo bagaglio. Ci sono gli occhi di Rino Gaetano che brillano: quello a sinistra racconta le bombe dell’Europa, l’altro, invece, i colori della pace. «E’ stata una bellissima esperienza, non me l’aspettavo – ci ha detto l’artista martedì scorso  – non mi aspettavo di essere accolto così. E’ un’emozione quando si crea intorno a un semplice murale è qualcosa di fantastico».

Una sperimentazione la tecnica del volto : «E’ la prima volta, a me piace questa idea». E sulle sue opere le strisce rosse, le quali richiamano l’usanza della grande Africa, ovvero la pratica della scarnificazione; strisce dunque che si trovano sulle sue opere apprezzate in tutto il mondo. «Una cicatrice, la mia firma. Un’idea di appartenenza e di fratellanza». Martedì mattina Jorit, al termine del lavoro e fatta l’ora di pranzo, osserva per mezz’ora: «Sono abbastanza maniacale quando dipingo. Per me Rino è stato sempre uno di quegli artisti che aveva il coraggio di schierarsi, di dire qualcosa. L’ho sempre vissuto come uno di quei cantanti che aveva la forza di dire le proprie opinioni, e non era succube semplicemente di voler fare successo o di piegarsi al conformismo. Quindi per me è un po’ quell’ideale di artista ribelle che poi purtroppo ci ha lasciato troppo presto ma che avrebbe fatto potuto fare ancora tantissimo».

Molti abitanti del quartiere, in questi giorni, hanno stretto amicizia con questo ragazzo classe 1990, mostrando l’affetto tipico della nostra città. Non dovrà più essere, dunque, un quartiere abbandonato:  «Il quartiere 300 alloggi è simile a qualsiasi quartiere in Italia, dove c’è dispersione scolastica, mancanza di lavoro, di ispirazione culturale, c’è sempre il solito dibattito secondo cui non vale la pena avere opere d’arte. Secondo me è proprio l’opposto, anche perchè se valesse quest’idea non varrebbe la pena studiare filosofia o la storia. Penso che avere un qualcosa che fa sentire le persone parte di una comunità, che fa sentire le persone orgogliose del posto in cui vivono arricchiscono molto di più di qualcos’altro che può essere dal punto di vista tecnico più utile».

Ora la sfida parte proprio da questo quartiere che vuole rinascere: «Un murale può far accendere la luce su una questione, sulle problematiche, ma poi spetta agli altri accogliere la sfida e fare quello che si deve fare. Crotone secondo me deve ritrovare l’orgoglio di dire siamo crotonesi, non siamo di meno rispetto agli altri. Secondo me questo è il punto di partenza, altrimenti poi tutto il resto è difficile da costruire».